Il consiglio direttivo Bce di giovedì lascerà i tassi invariati, mentre secondo gli analisti potrebbero esserci indicazioni su uno stop anticipato ai reinvestimenti di titoli del piano pandemico Pepp (che ora è previsto fino a fine 2024). L’esito del consiglio sarà legato in buona parte alla comunicazione della presidente Christine Lagarde che dovrà uscire dalla gabbia in cui lei stessa si è messa nei giorni scorsi con le dichiarazioni su tassi e Pepp.
Sarà un esercizio complicato perché Lagarde si è legata le mani prima di osservare l’andamento di inflazione e crescita, andando contro la dipendenza dai dati della Bce. Gli ultimi numeri hanno mostrato un’inflazione in calo nell’Eurozona più delle attese Bce e un’economia ancora debole. La maggior parte degli economisti ritiene che l’area euro finirà in recessione nel quarto trimestre. Perciò Lagarde dovrà fare i conti con le indicazioni comunicate nei giorni scorsi.
Sui tassi, la presidente Bce ha detto a metà novembre che non ci sarebbero stati tagli «per almeno due trimestri». Ma questa forma di forward guidance, indicata con l’obiettivo (fallito) di orientare in senso hawkish le aspettative dei mercati, si è scontrata con quanto detto in seguito dal falco Isabel Schnabel, membro tedesco del comitato esecutivo Bce, che ha giudicato «improbabili» nuovi aumenti dei tassi e non ha escluso un taglio nella prima metà del 2024. Così la dichiarazione di Lagarde è stata considerata troppo dura persino dai falchi: in tal senso è probabile che la presidente debba aggiustare il tiro tenendo conto del cambio di rotta tedesco e abbandonando ogni forward guidance.
Per quale motivo Schnabel ha adottato una posizione più soft? Una ragione è legata al calo dell’inflazione nell’Eurozona a novembre al 2,4%, una caduta inattesa da Schnabel che fino a pochi giorni prima sosteneva la linea di un «ultimo miglio» difficile sui prezzi. Una seconda chiave di lettura è stata fornita da Charles Wyplosz, economista e docente al Graduate Institute di Ginevra, in un’intervista a Market News: «C’è la possibilità concreta che la combinazione di una politica monetaria restrittiva e ora di una politica fiscale restrittiva possa spingere la Germania ancora più in basso, ed è proprio per questo che Schnabel sembra ora più colomba», ha detto Wyplosz osservando che il pil potrebbe peggiorare e l’inflazione scendere più delle attese obbligando la Bce anche a tagli di 50 punti base. «I falchi si sono resi conto che questo non è l’atterraggio morbido e il graduale declino dell’inflazione che si aspettavano», ha aggiunto. Il peggioramento dell’economia tedesca, evidenziato nei giorni scorsi dall’ulteriore calo della produzione industriale, dovrebbe così spingere la Bce a un orientamento meno duro. Francoforte con ogni probabilità giovedì taglierà le stime di inflazione e crescita.
Nello stesso tempo però Lagarde con ogni probabilità vorrà evitare di mandare messaggi troppo da colomba, anche per contrastare le attese di mercato su un taglio dei tassi vicino, e ricorderà l’attenzione della Bce all’aumento di salari e costo del lavoro. L’inflazione dovrebbe risalire un po’ per effetti statistici a fine anno. Giovedì potrebbe arrivare anche una stretta ulteriore attraverso la fine anticipata dei reinvestimenti di titoli del Pepp. Lagarde anche in questo caso si è portata avanti dicendo che la discussione sul programma sarebbe iniziata «in un futuro non troppo lontano».
Citi si aspetta una decisione subito, con inizio da marzo o aprile. Secondo Barclays la Bce annuncerà l’intenzione di eliminare gradualmente i reinvestimenti del Pepp a partire dal secondo trimestre. Per BofA la Bce inizierà giovedì la discussione sul piano pandemico: l’annuncio potrebbe arrivare anche a gennaio, con partenza da aprile. Anche per Bnp Paribas la Bce è pronta a iniziare i lavori sul Pepp con avvio in primavera. In generale la modifica non comporterà una stretta ingente, anche se non è chiaro il motivo di una restrizione in questa fase economica. Lagarde inoltre potrebbe dare qualche dettaglio in più anche sul nuovo framework operativo della Bce che sarà completato in primavera. (riproduzione riservata)