La Bce pubblica la guida sulla governance delle banche con l’obiettivo di chiarire le aspettative della Vigilanza sul tema e di evidenziare le migliori pratiche da seguire. La materia è stata in passato oggetto di discussione tra supervisori e istituti di credito europei. Alcuni banchieri, tra cui il presidente di Société Générale Lorenzo Bini Smaghi, hanno lamentato un’eccessiva intrusività della Bce nei consigli di amministrazione degli istituti.
Secondo la Vigilanza di Francoforte, «nonostante i progressi già compiuti, le banche devono continuare a lavorare sull’attuazione degli standard di governance, mentre la Bce continuerà a intensificare l’esame delle banche e a intervenire tempestivamente per garantire che esse attuino miglioramenti concreti». Se sarà necessario, la Bce utilizzerà «tutti gli strumenti disponibili per affrontare i rilievi che non sono ancora stati affrontati».
I requisiti inclusi nella guida non sono legalmente vincolanti, a meno che non si tratti di norme incluse nella trasposizioni nazionali della direttiva Crd. Nella prospettiva dei supervisori si tratta perlopiù di principi da seguire, non di prescrizioni definite nel dettaglio. In ogni caso la Vigilanza può avviare un dialogo di supervisione con le banche e se necessario imporre requisiti qualitativi negli Srep definendo scadenze temporali. Se poi le richieste non saranno rispettate nei tempi previsti ci potrà essere un’escalation di misure (tra cui sanzioni).
In dettaglio, la guida chiarisce le aspettative delle autorità su composizione e funzionamento degli organi di gestione e dei comitati, indica i ruoli e le responsabilità delle funzioni di controllo interno e delinea le aspettative in merito alla propensione al rischio delle banche. Il testo sarà in consultazione con il mercato fino a metà ottobre. Il 26 settembre è prevista una riunione organizzata dalla Bce. La versione finale della guida sarà pubblicata tra fine 2024 e inizio 2025.
«C’è ancora spazio e necessità di miglioramento», ha sottolineato Frank Elderson, membro del comitato esecutivo Bce e vicepresidente della Vigilanza. Alcuni ambiti critici, secondo Elderson, riguardano la diversità nei board e l’indipendenza dei consiglieri. Quanto al primo punto, le donne sono solo il 19% dei membri degli organi direttivi delle banche nella funzione di gestione e il 35% nella funzione di vigilanza. Il tema della diversità riguarda anche le competenze: il 17% delle banche non ha neppure un consigliere con un’esperienza di più di cinque anni nel settore informatico.
Quanto invece al ruolo «limitato» dei consiglieri indipendenti non esecutivi, Elderson ha evidenziato che la loro quota è aumentata solo al 62%, dal 59% del 2020. In un terzo delle banche meno della metà del cda è fatto da indipendenti non esecutivi.
Un’altra causa di inefficacia degli organi di gestione, secondo Elderson, è la «presenza sistematica del top management nelle riunioni dei comitati di controllo, che ostacola la qualità del dibattito». Questa «cattiva pratica» è presente nel 55% delle banche esaminate dalla Bce.
Infine per Elderson «le banche devono fare meglio in termini di allineamento della loro cultura con un’assunzione prudente del rischio. Ad esempio, vediamo ancora banche in cui la retribuzione del chief risk officer è troppo legata agli obiettivi commerciali».
Quanto agli altri temi di supervisione, ieri la presidente della Vigilanza Claudia Buch ha anticipato che la Bce sta lavorando a un nuovo framework per valutare l’impatto dei rischi geopolitici sulle banche, traendo insegnamento dalle sanzioni contro la Russia che hanno colpito le operazioni di diversi istituti europei.
Domani saranno invece pubblicati gli esiti dello stress test di Francoforte sui rischi cibernetici. Secondo quanto detto da Kpmg Germany, che ha fatto consulenza ad alcuni istituti, diverse banche europee hanno mostrato «debolezze sostanziali» nella capacità di rispondere a un attacco hacker simulato, anche se gli istituti di credito hanno riscontrato per lo più problemi meno gravi.
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