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Christine Lagarde
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Bce pronta per il taglio dei tassi a giugno. Lagarde teme l’inflazione ma ci sono rischi per la crescita dell’Eurozona

07 marzo 2024, 22:03

La presidente Bce Christine Lagarde: siamo più fiduciosi sul ritorno dell’inflazione al 2%, ma servono altri dati. Francoforte riduce le attese su pil e inflazione. La banca centrale resta focalizzata sul pericolo di un rialzo del carovita ma ci sono rischi al ribasso per la crescita. Il 13 marzo via al nuovo framework operativo

La Bce si muove verso il taglio dei tassi a giugno, ma rischia ancora sulla crescita a causa di un approccio che guarda soprattutto ai rischi al rialzo sull’inflazione. La presidente Christine Lagarde ha detto ieri, al termine del consiglio direttivo che ha lasciato invariati i tassi, che la disinflazione sta procedendo ma serviranno ulteriori dati: «Siamo più fiduciosi sul ritorno dell’inflazione al 2%, ma non ancora abbastanza».

Le parole di Lagarde

Lagarde ha anche precisato che i dati decisivi, in particolare quelli sui salari, arriveranno «nei prossimi mesi. Sapremo qualcosa in più ad aprile e molto di più a giugno». Salvo sorprese è quindi presumibile che il taglio sarà a metà anno. La presidente Bce ha detto che ieri nel consiglio è «soltanto iniziata» la discussione sulla riduzione della stretta.

Lagarde ha confermato così le attese dei mercati che secondo la presidente «sembrano convergere» sulla linea Bce. Ieri Piazza Affari è salita dello 0,16% e i tassi dei titoli di Stato sono scesi lievemente. Le nuove proiezioni macro, pubblicate ieri, hanno corretto ancora una volta al ribasso le previsioni su pil e carovita. Da tempo Francoforte sta sopravvalutando la resistenza dell’economia e sottovalutando la discesa dell’inflazione.

Le proiezioni Bce

Ora la Bce prevede il ritorno dell’inflazione al 2% nel 2025 (e all’1,9% nel 2026), con il dato core al netto di energia e cibo poco superiore (al 2,1% l’anno prossimo, al 2% nel 2026). «Una banca centrale orientata al futuro, che prevede di riportare l’inflazione all’obiettivo nel 2025, dovrebbe tagliare i tassi subito», ha rilevato Frederik Ducrozet, capo della ricerca di Pictet Wealth Management.

Perché allora aspettare fino a giugno? Secondo Lagarde manca un tassello: la discesa delle pressioni sull’inflazione domestica che è guidata soprattutto da servizi e salari. La cautela della Bce è legata con ogni probabilità anche all’inflazione di febbraio, in discesa ma lievemente sopra le attese (2,6% quella complessiva e 3,1% quella core, con una certa resistenza dei servizi).

I commenti degli economisti

Gli stipendi comunque stanno salendo a causa del recupero del potere d’acquisto dei lavoratori dopo anni di inflazione: non si vede rischio di spirali salari-prezzi. Inoltre le retribuzioni sono solo una componente dei prezzi finali che sono compressi dalla bassa domanda che limita i profitti delle aziende. Le aspettative di medio termine sull’inflazione sono ancorate al 2%. In ogni caso Francoforte vuole essere sicura il più possibile su salari e servizi.

Questa prudenza, secondo Citi, spinge la Bce a soffermarsi su indicatori che guardano al passato più che al futuro. Inoltre la banca centrale mostra un orientamento asimmetrico poiché sembra accettare maggiormente un’inflazione sotto il 2% (piuttosto che sopra), andando contro quanto previsto dall’obiettivo.

La Bce potrebbe tagliare i tassi con tempi simili a quelli della Fed (che si dovrebbe muovere a giugno o luglio), nonostante un outlook economico molto peggiore. Il pil Usa è cresciuto del 3,1% nel 2023, quello dell’Eurozona è rimasto sostanzialmente fermo. Una delle due banche centrali potrebbe così sbagliare la tempistica.

La debolezza dell’economia

L’inizio dei tagli Bce a giugno invece che ad aprile non cambierebbe lo scenario macro, ma l’orientamento focalizzato sul rialzo dell’inflazione potrebbe essere un aggravio per la crescita dell’Eurozona. Gli ultimi dati sugli ordini dell’industria tedesca (-11% a gennaio) hanno confermato il quadro molto debole dell’economia.

Alcuni analisti hanno giudicato ancora ottimistiche le nuove proiezioni Bce sulla crescita dell’Eurozona. Francoforte ha abbassato la stima per quest’anno da +0,8 a +0,6%, mentre per il 2025 è stato confermato il +1,5%. Anche la banca centrale ha riconosciuto i «rischi al ribasso» per le proiezioni sulla crescita.

Intanto la Bce è pronta a definire il nuovo framework operativo che dovrebbe essere basato sulla domanda di liquidità delle banche. Lagarde ha detto di prevedere la chiusura dei lavori il 13 marzo. Francoforte ieri ha anche pubblicato un testo per accelerare l’avvio della Capital Markets Union. (riproduzione riservata)



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