La retorica della presidente della Bce, Christine Lagarde, nel suo discorso in calendario per venerdì 25 agosto a Jackson Hole non dovrebbe essere diversa da quella dell’ultimo meeting. Allo stesso modo anche il registro del tedesco Joachim Nagel è rimasto sui classici toni da falco. Il numero uno della Bundesbank parlando ai microfoni di Bloomberg Tv dal Woyming ha detto che è presto per parlare di una pausa sul rialzo dei tassi e che aspetterà i prossimi dati per decidere sulla mossa di settembre.
«È troppo presto per pensare a una pausa», ha detto giovedì Nagel spiegando che aspetterà ulteriori dati prima di prendere una decisione. «Non dimentichiamo che l’inflazione è ancora intorno al 5%. Quindi troppo alta se raffrontata al nostro obiettivo del 2%. C’è ancora strada da percorrere». Nagel ha affermato che, nonostante l’attività economica stia rallentando, l’inflazione core rimane stabile e il mercato del lavoro è «piuttosto forte».
Il simposio dei banchieri e degli economisti di Jackson Hole anticipa proprio le riunioni di settembre sia della Fed che della Bce. I due presidenti di Fed e Bce arriveranno al consueto appuntamento annuale nel Wyoming con un dilemma comune: quanto saranno disposte le due banche centrali a spingere le loro economie verso una recessione pur di raggiungere l’obiettivo di inflazione al 2%?
Sebbene negli Stati Uniti l’inflazione sia già nettamente più bassa (al 3% a luglio) che nella zona euro (al 5,3%), in entrambi i casi l’ultimo miglio per arrivare al target desiderato è il più complesso e il compromesso per raggiungerlo potrebbe comportare una recessione in entrambi i blocchi. Rispetto, infatti, alle precedenti riunioni dove le banche avevano lasciato trapelare le loro future intenzioni, questa volta non è ancora chiaro se a settembre si potrà parlare di una pausa o di un rialzo per entrambe le banche centrali. Ma con il nuovo report sull’occupazione e il dato sul carovita in pubblicazione poco prima delle prossime riunioni è probabile che i banchieri non si sbilanceranno sul da farsi.
«Sento parlare molto della Germania, il malato d’Europa. Non è certamente così», ha continuato Nagel, citando la stagnazione dei consumi privati e i salari più alti per i lavoratori. «Sono ancora abbastanza ottimista sul fatto che avremo un atterraggio morbido». Ma guardando i dati odierni la situazione sembra ben diversa: ad agosto l’indice Ifo è calato più delle attese a 85,7 punti dagli 87,4 punti di luglio, attestandosi su livelli coerenti con una contrazione del pil della Germania nel trimestre estivo.
Su base settoriale prosegue la recessione manifatturiera e si interrompe la ripresa nei servizi che scivolano in territorio negativo per la prima volta da dicembre 2022. «Nel complesso, le notizie che arrivano dalle indagini di fiducia pubblicate in settimana restano negative: le prospettive per la Germania sono fragili e con esse quelle dell'Eurozona», commenta Aniello Dell’Anno, economista della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo. (riproduzione riservata)