Dopo aver lasciato i tassi di interesse fermi al 4,5% a ottobre, la Banca Centrale Europea torna a fare il punto sull’andamento dell’economia della zona euro. Le prospettive restano le stesse di quelle descritte all’ultimo meeting del board: l’inflazione, anche se considerata ancora molto elevata, ha mostrato un calo considerevole, mentre i rischi sulla crescita sono orientati al ribasso in un quadro comunque di generale debolezza economica.
In un contesto geopolitico così incerto, Francoforte ha ribadito nel suo ultimo bollettino economico che permane il rischio di un aumento dei costi dei beni energetici e alimentari, a causa delle accresciute tensioni dovute allo scoppio della guerra in Israele. Per questo l’intenzione dichiarata del board è di mantenere «i tassi di interesse alti più a lungo», al fine di assicurarsi di un rientro dell’inflazione all’obiettivo del 2%.
In questo scenario Francoforte ha valutato l’andamento dei mercati finanziari. La Bce sottolinea che nel periodo in esame (dal 14 settembre al 25 ottobre 2023) l’andamento dei mercati finanziari dell’area dell’euro ha rispecchiato le aspettative di un andamento stabile dei tassi di riferimento a breve termine, mentre i tassi a più lungo termine sono aumentati.
«Il 25 ottobre il rendimento medio dei titoli di Stato decennali ponderato per il pil dell’area dell’euro si attestava a circa il 3,5%, 25 punti base al di sopra del livello dell'inizio del periodo in esame», spiegano da Francoforte. Gli esperti evidenziano poi che «i rendimenti dei titoli di Stato decennali nell’Eurozona si sono mossi sostanzialmente in linea con i tassi privi di rischio a lungo termine. I movimenti degli spread sovrani sono stati molto contenuti per tutto il periodo in esame, ad eccezione dello spread italiano, che si è leggermente ampliato, probabilmente riflettendo fattori idiosincratici legati, tra l’altro, alle notizie sul bilancio fiscale interno». Secondo la Bce, inoltre, l’aumento dei tassi a lungo termine nell’area dell’euro ha seguito dinamiche analoghe a livello globale, il rendimento dei titoli di Stato statunitensi decennali è aumentato di 41 punti base, attestandosi al 4,7%, mentre il rendimento dei titoli di Stato britannici è aumentato di 20 punti base al 4,5%.
«Con l’attenuarsi della crisi energetica, i governi dovrebbero continuare a ridurre le relative misure di sostegno«, ha ribadito ancora la Banca centrale nel bollettino, definendo la mossa «essenziale per evitare di aumentare le pressioni inflazionistiche a medio termine, che altrimenti richiederebbero una politica monetaria ancora più restrittiva». In riferimento all’azione del governo, dall’Eurotower evidenziano che le politiche di bilancio dovrebbero essere concepite in modo da rendere l’economia dell'area dell’euro più produttiva e ridurre gradualmente l’elevato debito pubblico.
Le riforme strutturali e gli investimenti, volti a rafforzare la capacità di approvvigionamento della zona euro, che sarebbero sostenuti dalla piena attuazione del programma Next Generation Eu, possono contribuire a ridurre le pressioni sui prezzi a medio termine, sostenendo nel contempo le transizioni verde e digitale. A tal fine, la Bce ha invitato i governi a concludere la riforma del quadro di governance economica dell’Ue entro la fine di quest'anno, insieme anche ai progressi verso l’unione dei mercati dei capitali e il completamento dell’unione bancaria dovrebbero essere accelerati. (riproduzione riservata)