Dopo la guerra in Ucraina e le sanzioni alla Russia si è pensato che molti Paesi avrebbero ridotto l’uso dell’euro e del dollaro, favorendo altre monete. I dati dicono che questo non è avvenuto. L’euro in particolare nel 2022 è rimasto la seconda valuta più usata al mondo, con una percentuale stabile attorno al 20% in termini di riserve globali, pagamenti, prestiti ed emissioni di bond. I valori sono emersi nel rapporto annuale della Bce sul ruolo internazionale dell’euro. «La resilienza nonostante gli shock è stata degna di nota», ha commentato la presidente della Bce Christine Lagarde. «Tuttavia lo status internazionale non dovrebbe essere dato per scontato».
Il cambiamento più studiato in tal senso è stato il sorpasso del dollaro sulla sterlina tra la prima e la seconda guerra mondiale. Secondo la storia economica, sono serviti tra 30 e 70 anni perché la valuta americana diventasse la più importante. Ma i tempi possono essere inferiori. Il rapporto Bce ha ricordato che anche l’euro ha mostrato che una valuta può in pochi anni acquisire molto spazio a livello globale.
Il principale candidato a guadagnare posizioni è il renminbi cinese, oggi bloccato a un valore residuale (circa il 3% del sistema globale, contro il 60% del dollaro) soprattutto a causa dei limiti imposti dal governo agli scambi. Ma il peso del renminbi potrebbe aumentare velocemente, soprattutto nelle riserve delle banche centrali globali.
Ci sono state molte dichiarazioni sull’addio al dollaro e all’euro dopo le sanzioni per la guerra, il congelamento di circa metà degli asset della banca centrale russa e l’esclusione di alcune banche russe da Swift, il sistema di messaggistica per i pagamenti. Per esempio il presidente russo Putin e quello turco Erdogan si sono accordati per pagare il gas in rubli «in futuro». Anche il presidente cinese Xi ha invitato i Paesi del Golfo a regolare i pagamenti in renminbi, mentre quello brasiliano Lula ha auspicato l’uso delle valute nazionali per i Brics. La Russia ha utilizzato il renminbi per i pagamenti negli ultimi mesi. Ma al momento il peso delle valute internazionali è molto vicino a quello del 2021. Segno dell’assenza di alternative forti al binomio dollaro-euro. Tra i Paesi ostili agli Usa c’è stato piuttosto un aumento delle riserve in oro.
L’area dell’euro resta comunque in una posizione di vulnerabilità a causa dell’assenza di un’Unione Bancaria e dei Mercati dei Capitali e soprattutto di un asset comune come un Eurobond. «L’ulteriore integrazione economica e finanziaria europea sarà fondamentale per aumentare la capacità di tenuta del ruolo internazionale dell’euro in un’economia mondiale potenzialmente più frammentata», ha sottolineato Fabio Panetta, membro del comitato esecutivo Bce.
Un aiuto potrà arrivare dall’euro digitale. La Commissione Ue presenterà il 28 giugno una proposta legislativa in materia. Negli ultimi giorni si era parlato di un possibile rinvio. Alcune banche, come quelle francesi, sono preoccupate per una possibile disintermediazione (anche se esistono modi per evitare effetti indesiderati) e per la perdita di attività nei pagamenti. Ma Bruxelles è pronta a varare la proposta dopo i lavori finora condotti dalla Bce e dall’Eurosistema che in meno di due anni hanno definito un progetto di valuta digitale. In autunno il consiglio direttivo Bce deciderà se avviare la successiva fase di introduzione. (riproduzione riservata)