L’indagine della Banca Centrale Europea suggerisce che la trasmissione della stretta monetaria continuerà a essere forte, anche se forse un po’ meno rispetto ai trimestri precedenti. Stando alla Bank Lending Survey condotta dalla Bce su 157 banche della zona euro, nel corso del quarto trimestre del 2023 gli istituti di credito hanno «ulteriormente inasprito» i loro standard di credito alle imprese. Di conseguenza la domanda di prestiti da parte di imprese e famiglie ha proseguito il calo degli ultimi mesi «in modo sostanziale». In relazione al periodo preso in considerazione, le banche segnalano però che l’ulteriore stretta dei criteri di credito è stata più forte per i prestiti alle imprese e per il credito al consumo, ma si sono allentati per i mutui immobiliari. «L’allentamento netto nella categoria dei mutui immobiliari», puntualizzano da Francoforte, «non è però stato accompagnato da una corrispondente diminuzione dei margini di prestito e ha fatto quindi seguito a sette trimestri di inasprimento».
La situazione non sembra essere in procinto di cambiare. Anche per i primi mesi del 2024 gli istituti di credito dell’Eurozona si aspettano un ulteriore inasprimento degli standard di credito in entrambe le categorie di prestiti. Nonostante questo comunque Francoforte evidenzia che la percentuale netta di banche che hanno segnalato un inasprimento si è attenuata rispetto al trimestre precedente nelle tre categorie di prestiti ed è stata inferiore alla media storica per i prestiti immobiliari e quelli alle imprese.
Nel sondaggio, le banche hanno nuovamente segnalato una marcata diminuzione sia della domanda di prestiti da parte delle imprese che di quella di mutui e del credito al consumo, negli ultimi mesi dello scorso anno. Secondo l’indagine, le imprese hanno indicato che gli alti tassi di interesse e la bassa domanda di investimenti fissi sono le ragioni principali dell’indebolimento della domanda di prestiti, il che rende le prospettive per i prestiti e gli investimenti piuttosto cupe secondo gli esperti. Anche per le famiglie, gli standard di credito sono diventati nuovamente più severi, mentre i termini e le condizioni dei prestiti sono diminuiti. Ancora più importante per il mercato immobiliare, la domanda di prestiti ha continuato a diminuire con forza. I principali contributori mantengono una visione negativa sul mercato immobiliare, sulla bassa fiducia dei consumatori e sugli alti tassi di interesse.
Una modesta consolazione arriva dalla stima per il primo trimestre dell’anno, che vede per la prima volta dall’inizio del 2022 un lieve aumento netto della domanda di prestiti alle imprese e di mutui. In generale, secondo gli analisti le aspettative suggeriscono che l’Eurozona si stia pian piano avvicinando al punto in cui l’impatto della stretta monetaria sui nuovi prestiti si attenuerà leggermente. «Questo», spiegano da Ing, «non significa, tuttavia, che ci sarà un allentamento generale delle condizioni. I pagamenti dei tassi di interesse medi sono ancora destinati ad aumentare, poiché le imprese e le famiglie devono rifinanziarsi a tassi più elevati».
Parallelamente, Frank Elderson, membro del Comitato esecutivo e vicepresidente del Consiglio di vigilanza della Bce, in un post sul blog dell’autorità di Francoforte, ha sottolineato che «l’economia ha bisogno di banche stabili soprattutto mentre attraversa la transizione green. A sua volta è fondamentale che le banche identifichino e misurino i rischi derivanti dalla transizione verso un’economia decarbonizzata». A questo proposito, Elderson ha commentato commento il report pubblicato dalla Bce «Rischi derivanti dal disallineamento dei finanziamenti bancari con gli obiettivi climatici dell’Ue».
L’analisi su 95 banche, che coprono il 75% dei prestiti dell’area euro, mostra che attualmente i portafogli creditizi sono «sostanzialmente disallineati» rispetto agli obiettivi dell’Accordo di Parigi, portando a elevati rischi di transizione per circa il 90% di queste banche. L’analisi mostra anche che i rischi di transizione derivano in gran parte dalle esposizioni verso aziende del settore energetico, che sono in ritardo nell'eliminazione graduale dei processi di produzione ad alto contenuto di carbonio e nell'avvio della produzione di energia rinnovabile.
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