Il 4 giugno si tiene l’attesa riunione del consiglio direttivo Bce. Nelle ultime settimane sull’ulteriore riduzione dei tassi si sono manifestate posizioni molto caute da parte dei banchieri centrali centrali dei Paesi cosiddetti frugali e più spinte per il taglio da parte di altri banchieri, a cominciare dal francese Villeroy de Galhau.
Non vi è stata però, come spesso è accaduto in passato, una sorta di riunione a distanza, e ciò è comunque positivo perché un acceso dibattito pubblico, che ha visto partecipi fino a non molto tempo fa quasi tutti i componenti del direttivo, inclusa la presidente Christine Lagarde, ha finito con il determinare disorientamento e confusione nei mercati e tra gli investitori.
È probabile che il 4 giugno il direttivo, pur in presenza di condizioni non del tutto favorevoli quali apparivano nei mesi scorsi, decida un taglio di altri 25 punti base del tasso sui depositi, oggi al 2,25%. In effetti le incertezze, alle quali ha dato man forte la politica trumpiana con i dazi, non sono venute meno, mentre dopo il declassamento di Moody's il dollaro si indebolisce e l’euro si rafforza ulteriormente e problemi cominciano a sorgere negli Usa per il livello del debito e per gli alti rendimenti dei titoli pubblici.
Perciò si comincia a ipotizzare un aumento della sottoscrizione di tali titoli da parte delle banche con misure impositive; gli Usa minacciano poi il raddoppio delle tariffe a carico dell’Europa su acciaio e alluminio, mentre problemi sembrano sopravvenire, pur dopo l’intesa di Ginevra, tra America e Cina.
In un contesto di economia debole e di inflazione in ulteriore calo il primo obiettivo dovrebbe essere prevenire l’amplificazione dell'impatto recessivo dei dazi, come lo ha definito nelle recenti Considerazioni Finali il governatore Fabio Panetta. In tale occasione egli ha pure introdotto un lieve ma non trascurabile miglioramento all'esame da condurre per le decisioni di politica monetaria, che devono essere assunte volta per volta, come si ripete da tempo, ma sulla base dei dati disponibili e delle prospettive dell'inflazione nonché della crescita.
Si tratta di una migliore precisazione che proietta sul futuro l’azione della Bce piuttosto che sostenerne un’azione di mera rimessa. L’approccio della manovra monetaria deve essere pragmatico e flessibile, come ritenuto da Panetta. Ciò non significa che debba essere privo di determinazione e di una visione di non breve momento.
Ovviamente non bisogna smarrire l'obiettivo, che è il mantenimento della stabilità monetaria e finanziaria. È altresì da evitare che, mentre le aspettative di mercato segnalano un livello medio dell'inflazione dell’1,7% nel 2026, il carovita scenda molto sotto il 2%, essendo un deciso scostamento al ribasso negativo come quello al rialzo.
Sarà importante, in ogni caso, che in conferenza stampa la Banca Centrale Europea fornisca un quadro organico della situazione europea e dei rapporti con gli Usa e dimostri di essere all’altezza delle sfide che si susseguono, a cominciare dalle due guerre in atto.
È la necessità di fare i conti con un passaggio d’epoca che non consente l’isolamento nella certezza di ben corrispondere ai propri fini istituzionali. È il momento delle convergenze e dei raccordi, considerate le profonde interrelazioni delle funzioni pubbliche competenti per l’economia, le banche e la finanza. È una campana che suona per tutti. (riproduzione riservata)