L’indicatore sulla negoziazione dei salari nella zona euro è aumentato al 4,5% alla fine del 2023, secondo la Banca Centrale Europea, tranquillizzando le preoccupazioni che salari in aumento potessero sostenere l’inflazione al di sopra dell’obiettivo del 2%. Sebbene ancora elevata, la crescita dei salari nel quarto trimestre è scesa dal record della zona euro del 4,7%, registrato nei tre mesi precedenti.
L’indicatore, che segnala possibili pressioni salariali elaborando dati non armonizzati dei diversi Paesi, era atteso con impazienza dagli investitori. La crescita dei salari è la preoccupazione numero uno per la Banca Centrale Europea in questo momento: Francoforte ha infatti individuato nelle buste paga il principale rischio per la sua lotta volta a contenere l’inflazione. In uno dei suoi ultimi interventi, la presidente Christine Lagarde ha sottolineato che il board avrebbe aspettato i dati sulle contrattazioni salariali per capire come si stanno muovendo le pressioni sull’inflazione e, di conseguenza, quanto iniziare a parlare di un taglio dei tassi d’interesse.
Gli analisti di Ing evidenziano che, anche se si tratta solo di un lieve calo, questo è sostanzialmente in linea con le aspettative secondo cui la crescita salariale negoziata inizierà a diminuire nel corso del 2024. «Ciò deriva anche dal sistema di monitoraggio salariale della Bce, che monitora la crescita salariale concordata negli accordi di contrattazione collettiva per i 12 mesi a venire». Gli analisti si aspettano adesso di vedere un calo più significativo nella crescita dei salari nominali prima dell’estate. Altri indicatori di crescita salariale hanno già cominciato cautamente a scendere, ma i salari negoziati costituiscono la maggior parte dell’andamento salariale nell’Eurozona.
Leggendo il dato in relazione alle tempistiche dei tagli della Bce, gli analisti evidenziano che l’entità solo lieve del calo porterà la Bce a non essere particolarmente frettolosa nell’attuare le prime riduzioni del costo del denaro. Gli esperti ritengono che Francoforte potrebbe infatti restare in attesa di vedere i numeri relativi al primo trimestre del 2024 (in calendario per maggio) prima di dare il via a un allentamento della politica monetaria. «La riunione di giugno», concludono da Ing, «dopo la pubblicazione di un altro trimestre di dati salariali, ci sembra un buon momento per un primo taglio dei tassi dello 0,25%». In questo contesto gli esperti si aspettano un taglio complessivo dei tassi di interesse dello 0,75% nel 2024.
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