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Bce: l’euro pesa meno nelle riserve globali. Campanello d’allarme per la moneta unica

12 giugno 2024, 22:00 Ultimo aggiornamento: 13 giugno 2024, 13:17

Le banche centrali internazionali hanno ridotto gli asset nella moneta unica di 100 miliardi nel 2023, secondo i dati Bce. L’Eurozona paga sanzioni alla Russia, frammentazione geopolitica e assenza di eurobond. Ue verso il rinvio di Basilea3

L’euro arretra a livello globale, mentre aumenta la frammentazione geopolitica e l’Europa discute sull’uso delle riserve russe congelate. Ma la moneta unica paga soprattutto l’assenza di titoli comuni. L’euro è stato meno utilizzato nel sistema finanziario internazionale nel 2023. Le banche centrali internazionali hanno ridotto gli asset nella moneta di 100 miliardi, anche se per circa un terzo la riduzione è legata alla Banca Nazionale Svizzera che è intervenuta a sostegno del franco. La percentuale dell’euro nelle riserve valutarie è scesa dell’1%, scendendo al 20% globale, un livello toccato nel 2020. Altri cali, seppure limitati, sono stati registrati nei prestiti e nei depositi internazionali. C’è stato invece un lieve miglioramento nei titoli di debito e nella fatturazione di merci.

«Sebbene i dati finora non mostrino alcuna evidenza di cambiamenti sostanziali nell’uso delle valute internazionali, dobbiamo rimanere vigili su eventuali crepe che iniziano a manifestarsi», ha commentato la presidente Bce Christine Lagarde. Secondo il membro del board Piero Cipollone, «il ruolo dell’euro sulla scena globale non può essere dato per scontato. Sono necessarie altre riforme».

L’effetto sanzioni

L’euro paga le recente evoluzione geopolitica globale, ma anche la mancanza di progressi significativi su eurobond e mercato unico dei capitali. Le riserve in euro della banca centrale russa rappresentavano circa l’8% delle riserve globali in euro prima di essere immobilizzate nel 2022. «Ciò suggerisce che le sanzioni potrebbero essere rilevanti per la quota dell’euro nelle riserve valutarie globali in futuro», ha osservato la Bce. Il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta ha più volte evidenziato il rischio per l’euro legato all’utilizzo delle riserve russe per finanziare l’Ucraina.

La crescita delle valute diverse da euro e dollaro

Nel frattempo sta aumentando il peso delle valute diverse da quelle di Eurozona e Usa, che sono arrivate al 20% delle riserve globali e hanno superato la moneta unica. Il renminbi ha raggiunto l’euro nelle fatturazioni e nella finanza commerciale, come conseguenza del ruolo crescente della Cina negli scambi globali. Un’ulteriore minaccia per i Paesi occidentali deriva dalla creazione di sistemi di messaggistica per i pagamenti (sul modello di Swift) in Cina, Iran e Russia.

Cipollone ha ricordato che «ci sono valide ragioni economiche e politiche per cercare di preservare lo status di valuta globale dell’euro», come «i bassi costi di finanziamento» per gli Stati dell'Eurozona e «l’autonomia strategica in un panorama geopolitico frammentato». Ma l’attrattività dell’euro, ha aggiunto il membro Bce, «dipende dalle dimensioni e dalla liquidità del mercato dei titoli di debito sicuri in euro e dalla resilienza delle infrastrutture di mercato sottostanti, in particolare come rifugio in periodi di stress».

L’assenza di eurobond

Il punto dolente riguarda la mancanza di eurobond: per Cipollone «la maggioranza di chi gestisce riserve ufficiali esprime interesse ad aumentare le disponibilità in euro, ma osserva che l’attrattività della valuta è ostacolata dalla mancanza di asset con rating elevato ed emessi a livello centrale».

I titoli europei legati a NextGenEu sono un passo avanti ma non sono emessi in modo continuo. Il programma è stato varato come risposta all’emergenza della pandemia, non come un programma strutturale continuo. Di conseguenza i bond non forniscono agli investitori un’alternativa, per esempio, alle emissioni di titoli Usa.

I safe asset comuni, ha rilevato Cipollone, sono «essenziali anche per sviluppare i mercati di capitale in euro». Il membro del board Bce ha aggiunto che «l’Europa deve sviluppare ulteriormente l’infrastruttura per effettuare pagamenti transfrontalieri in euro con i partner principali», per esempio attraverso l’interconnessione di Tips con i sistemi di pagamento rapido di altre giurisdizioni.

Intanto l’Ue è vicina secondo Bloomberg a rinviare di un anno le regole finali di Basilea 3 sul trading, dopo le esitazioni negli Usa e le pressioni dalla Francia (si veda MF-Milano Finanza del 30 maggio). (riproduzione riservata)



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