I banchieri centrali Bce hanno differenti opinioni su quando iniziare il taglio dei tassi e a quale ritmo proseguire nei mesi successivi. Le colombe vorrebbero iniziare prima (probabilmente ad aprile) con manovre più graduali. I falchi preferirebbero aspettare più a lungo, almeno fino a giugno (quando arriveranno tutti i dati sui salari), anche se la maggiore attesa potrebbe frenare troppo la crescita e l’inflazione, obbligando la Bce a maggiori tagli nella seconda metà dell’anno. Perciò il momento chiave arriverà con ogni probabilità nelle proiezioni macro di marzo. Se non ci sarà il recupero dell’economia previsto oggi dalla Bce e se l’inflazione attesa sarà su livelli inferiori rispetto a quelli indicati a dicembre, è probabile che il consiglio direttivo inizi a mandare segnali per una riduzione ad aprile.
Le previsioni di Francoforte di dicembre erano basate su una riduzione dei tassi attesa dagli operatori a partire da giugno. Ora i mercati sono più ottimisti: danno per sicura la riduzione ad aprile e indicano altri cinque tagli quest’anno. In teoria questo maggiore ottimismo produce un allentamento delle condizioni finanziarie e potrebbe complicare la riduzione dell’inflazione al 2%. Ma questo fattore potrebbe essere compensato dai minori prezzi dell’energia e dall’andamento dell’economia che potrebbe spingere la Bce a rivedere al ribasso le stime di inflazione e crescita, obbligando la banca centrale ad andare nella direzione oggi prevista dai mercati. Francoforte si aspetta un ritorno dell’inflazione al target del 2% a metà 2025, mentre la maggior parte degli economisti ritiene che l’obiettivo sarà raggiunto prima (secondo alcuni già a metà anno, con forte rischio di scendere sotto il target).
Klaas Knot, falco olandese del consiglio direttivo Bce, ha detto che occorre attendere gli sviluppi sui salari, giudicati «l’unico tassello mancante» sull’inflazione. Una posizione diversa è stata espressa dal portoghese Mario Centeno, secondo cui «la dipendenza dai dati non va interpretata come dipendenza dai dati sui salari». In altri termini, «non c’è bisogno di aspettare i dati sugli stipendi di maggio per avere un’idea della traiettoria dell’inflazione».
Centeno ha detto a Reuters che «si può reagire più tardi e in modo più deciso, oppure prima e in modo più graduale. Io sono favorevole alla gradualità, perché dobbiamo dare agli operatori il tempo di adattarsi alle nostre decisioni». Inoltre il governatore portoghese ha ricordato che nascondere le carte fino all’ultimo «è più tipico dei giochi che della politica monetaria» e che le potenziali deviazioni dell’inflazione al di sotto dell’obiettivo di medio termine del 2% «sono punibili quanto le deviazioni al di sopra di esso». Il francese François Villeroy de Galhau non ha escluso nulla sul primo taglio: «Tutto sarà aperto nelle prossime riunioni». Lo slovacco Peter Kazimir ha detto che è più probabile un taglio a giugno che ad aprile, violando la dipendenza dai dati Bce. Da un punto di vista macro, la quantità dei tagli conterà comunque più della data di inizio. Buone notizie sono arrivate dalle aspettative di inflazione nel medio termine, ancorate al 2% secondo gli economisti consultati da Francoforte. (riproduzione riservata)