Informazione e comunicazione continuano a essere per la Bce, e in generale l'Eurosistema, i settori più bisognosi di radicali riforme. Ieri è stato pubblicato il Bollettino mensile dell'istituto centrale. Chi volesse trovarvi indicazioni e dati nuovi resterebbe sicuramente deluso anche perché, di norma, sul Bollettino non viene riportato nulla di più di quanto deciso nell'ultimo consiglio direttivo. Infatti, si scrive che i tassi di interesse di riferimento saranno mantenuti a livelli sufficientemente restrittivi per un periodo, anch'esso contrassegnato dall'avverbio «sufficientemente», lungo per dare un contributo sostanziale al raggiungimento del target di inflazione nel medio periodo; che le decisioni saranno guidate dai dati; che il direttivo è pronto ad adeguare tutti gli strumenti per assicurare il ritorno dell'inflazione al 2%. Si tratta di giaculatorie che stancamente vengono ripetute nel susseguirsi di queste pubblicazioni.
Nell'ultima seduta del consiglio direttivo non si è assunta alcuna decisione specifica sui tassi. C'è chi ha pensato che nella prevista prossima riunione dell'11 aprile dedicata alla politica monetaria l'argomento tassi sarebbe stato preso in considerazione. Ma la presidente Christine Lagarde mercoledì 20 ha dichiarato che se ne parlerà a giugno, quando si avranno i dati sull'andamento dei salari negoziati nel primo trimestre e saranno disponibili le nuove proiezioni sull'inflazione. Ha soggiunto altresì che per i mesi successivi non si potrà assumere alcun impegno per eventuali tagli. Poi ha ribadito l'altra giaculatoria secondo la quale la banca centrale non può agire troppo tardi, mentre la disinflazione continua, ma deve pure prevenire una discesa dell'inflazione sotto il 2%. Insomma, tutto e il suo contrario. Se si mettono insieme l'agnostico o ecumenico Bollettino e le dichiarazioni di madame Lagarde, si deve dedurne che la prevista seduta del direttivo del citato giorno 11 non avrà alcun valore ai fini dei tassi, tutto essendo stato già deciso, anche per i mesi successivi alla riunione del 6 giugno, sia pure con la rappresentata indeterminatezza che si da per scontato sarà convalidata in quest'ultima seduta. Insomma, si va consolidando una prassi in cui si comunica e, prima ancora, si decide in anticipo (da parte di chi?) sulle riunioni formali. È singolare comunque che non vi sia alcun membro del direttivo che abbia sollevato questo problema.
Anche il presidente Jerome Powell ha presentato mercoledì 20 una Federal Reserve con una prudente posizione di attesa nella politica monetaria per evitare che il taglio dei tassi sia giudicato prematuro, ma ciò è avvenuto a seguito della formale riunione del Comitato monetario mentre è stato altresì confermato che in quest'anno saranno decisi tre tagli dei tassi. Sempre a proposito della Fed bisogna aver presente l'impatto che esercitano anche sul governo della moneta le elezioni presidenziali del prossimo novembre.
Per tornare alla Bce, ci si deve chiedere quando finalmente si porrà mano a definire un assetto della comunicazione che eviti di provocare disorientamenti e, prima ancora, il rischio di un'oggettiva configurazione residuale delle sedi deputate ad assumere le decisioni. Dovrebbe essere un impegno prioritario e urgente. Concorrono ragioni di correttezza istituzionale e di natura economica e finanziaria. Se sostenerne la necessità è da «passatisti», secondo una qualificazione adottata da alcuni verosimilmente senza conoscerne a fondo il significato, allora non so se mai sarà accettabile una banca centrale futurista. Sempre in materia di informazione l'Abi, in una lettera inviata ai ministri, al governatore della Banca d'Italia e alle forze dell'ordine a proposito della vicenda dei presunti dossieraggi fondati in larga parte sull'utiliuzzo delle Sos (Segnalazioni di Operazioni Sospette) ha rappresentato l'esigenza di una tutela rigorosa della riservatezza, dal momento che la parte prevalente delle Sos proviene da banche e nelle comunicazioni è prevista l'indicazione dei codici Abi-Cab dello sportello segnalante. Ciò può rendere possibile, in caso di violazione della riservatezza, risalire alla struttura che effettua la segnalazione con tutte le potenziali gravi conseguenze. (riproduzione riservata)