Il consiglio direttivo Bce del 7 marzo lascerà invariati i tassi (al 4% quelli sui depositi) e pubblicherà nuove proiezioni che dovrebbero indicare attese più basse per quest’anno su crescita e inflazione nell’Eurozona. Non è escluso che le nuove stime possano essere l’occasione per iniziare a parlare di taglio dei tassi, anche se la manovra dovrebbe concretizzarsi a giugno, secondo le attese di mercato.
In ogni caso le discussioni sul taglio futuro, se ci saranno, non andranno troppo avanti nel consiglio del 7 marzo. L’inflazione core, al netto di energia e cibo, potrebbe restare sopra il 2% secondo gli economisti. Molti banchieri centrali Bce ritengono che serva «rafforzare la fiducia» sulla discesa del carovita verso l’obiettivo. In altri termini secondo alcuni sarà necessario aspettare i prossimi dati economici, a cominciare da quelli sui salari nel primo trimestre 2024 che saranno pubblicati a maggio.
La presidente Christine Lagarde ha sottolineato che bisogna evitare tagli «affrettati» tali da causare un nuovo aumento dell’inflazione. La maggior parte del board, al contrario di quanto prevede l’obiettivo Bce, sembra avere in mente un target asimmetrico sul carovita, cioè focalizzato più sui rischi al rialzo che su quelli al ribasso. Tutto ciò nonostante gli economisti di mercato da tempo abbiano evidenziato che un taglio ritardato potrebbe portare a un’inflazione sotto il 2% e a un ulteriore aggravio per l’economia europea, già ferma da cinque trimestri.
I tedeschi Joachim Nagel (presidente della Bundesbank) e Isabel Schnabel (membro del board Bce) hanno sottolineato nei giorni scorsi che è troppo presto per discutere il taglio dei tassi e che è necessario muoversi con cautela. Le preoccupazioni dei falchi derivano soprattutto da inflazione core, servizi e salari.
Il governatore italiano Fabio Panetta e quello francese François Villeroy de Galhau hanno invece evidenziato che un taglio graduale può essere preferito a uno ritardato e più aggressivo. Panetta ha osservato al Forex che la disinflazione sta proseguendo e che la crescita dei salari «è compensata dalla riduzione degli altri costi in atto da mesi».
La debolezza dell’economia inoltre comprime la domanda e di conseguenza le pressioni sull’inflazione. Il membro del comitato esecutivo Bce Piero Cipollone ha evidenziato che «con la domanda ancora debole e le aspettative di inflazione ancorate, non è necessario che la politica monetaria generi ulteriore sottoutilizzo della capacità produttiva (slack) per tenere sotto controllo l’inflazione».
Si vedrà se Lagarde cambierà lievemente la comunicazione rispetto al passato. Ancora una volta la Bce dovrebbe tagliare le stime di crescita nell’Eurozona, attesa allo 0,8% quest’anno. Questo valore dovrebbe scendere attorno allo 0,5%. Il pil risentirà nei prossimi mesi anche della frenata del credito. L’effetto massimo delle strette Bce del 2022-2023 si farà sentire nei prossimi mesi.
Anche la previsione di inflazione per il 2024 dovrebbe scendere attorno al 2,4%-2,5% dal 2,7% di dicembre, mentre il dato core potrebbe restare sopra il 2% nell’orizzonte di previsione della Bce. A febbraio il carovita è sceso ancora al 2,6%, dal 2,8% di gennaio. Alcuni analisti hanno osservato che il calo è stato inferiore alle attese (2,5%). La Bce però dovrebbe concentrarsi soprattutto sui rischi sull’inflazione nel medio termine.
Nel complesso gli operatori si aspettano il primo taglio dei tassi a giugno (probabilmente poco prima della Fed), con una riduzione complessiva di 75-100 punti base quest’anno. Nel 2025 i tassi scenderanno secondo gli analisti attorno al 2,25%-2,5% dall’attuale 4%, ma alcuni osservano che si potrebbe arrivare al 2% se la Bce tarderà troppo la prima riduzione.
Nella conferenza stampa del 7 marzo Lagarde dovrebbe dare aggiornamenti anche sul nuovo framework operativo della Bce che potrebbe essere annunciato già il 13 marzo e dovrebbe avere un modello «demand-driven». Inoltre la presidente Bce potrebbe intervenire in merito alle proteste dello staff contro il membro del board Frank Elderson, secondo cui i nuovi assunti Bce dovrebbero essere «riprogrammati» in modo da essere allineati alle politiche verdi di Francoforte. (riproduzione riservata)