L’euro digitale rafforzerà la privacy nei pagamenti e sarà calibrato in modo da evitare conseguenze indesiderate per le banche. Lo ha evidenziato mercoledì Piero Cipollone, membro del comitato esecutivo Bce e responsabile del progetto, in audizione alla commissione economica del Parlamento Ue. Come riportato su MF-Milano Finanza, L’eurodeputato Stefan Berger ha appena presentato una proposta sulla nascita dell’euro digitale che dovrà essere approvata in commissione (probabilmente a marzo) e poi nella plenaria del Parlamento (forse ad aprile). Il progetto comunque richiederà tempo. Cipollone ha detto ieri che a livello tecnico dopo l’attuale fase di preparazione, che è iniziata a novembre e terminerà verso fine 2025, potrebbero servire un altro «paio di anni».
Questo tempo servirà per realizzare uno dei progetti più complessi dell’Unione Monetaria, ma anche uno dei più importanti alla luce dell’evoluzione tecnologica nei pagamenti. L’obiettivo della Bce è garantire una moneta pubblica digitale accanto al contante, che resterà centrale per l’Eurosistema ma che è sempre meno utilizzato nelle transazioni. Il cash è usato nel 59% delle operazioni, in netto calo rispetto al 72% del 2019, una tendenza destinata a proseguire nei prossimi anni (si veda anche MF-Milano Finanza del 6 febbraio). I contanti in circolazione hanno iniziato a diminuire. Nel frattempo le commissioni dei circuiti internazionali di carte nell’Ue sono quasi raddoppiate tra il 2016 e il 2021, dallo 0,08% allo 0,15% per operazione.
Uno dei timori più diffusi tra i cittadini riguarda la privacy dell’euro digitale. «Siamo determinati non solo a tutelare ma anche a rafforzare la privacy nei pagamenti», ha detto Cipollone. In tal senso il membro Bce ha ricordato che l’euro digitale sarà utilizzabile anche offline, con modalità che richiederebbero la prossimità fisica e garantirebbero un livello di privacy simile a quello del contante. Le informazioni personali sulle operazioni sarebbero note solo all’ordinante e al beneficiario.
Inoltre l’euro digitale consentirebbe ai cittadini di fare pagamenti online con «standard molto elevati di privacy, di fatto più elevati di quelli offerti dalle attuali soluzioni commerciali», ha sottolineato Cipollone. L’Eurosistema non potrebbe risalire all’identità di un utente. I cittadini, come ora, potrebbero controllare l’utilizzo dei dati da parte di banche e fornitori di servizi di pagamento che dovrebbero occuparsi di antiriciclaggio e antiterrorismo. La Bce ha suggerito anche di offrire una maggiore riservatezza per pagamenti online in euro digitali a basso rischio e di importo ridotto. Ci si potrebbe domandare invece cosa accadrebbe se i pagamenti fossero gestiti attraverso bigtech che sfruttano i dati a fini commerciali.
Cipollone ha ricordato che ci saranno salvaguardie per evitare impatti negativi sul settore finanziario. Come accade per le banconote, le disponibilità in euro digitali non sarebbero remunerate e perciò non entrerebbero in concorrenza con i depositi delle banche. Inoltre ci sarebbero limiti al possesso e si potrebbero fare pagamenti online in euro digitali senza prefinanziare i conti. La valuta digitale è concepita come mezzo di pagamento, non come forma di investimento. Un recente studio della Banca d’Italia ha evidenziato che l’impatto dell’euro digitale sul settore bancario sarebbe «relativamente contenuto» (si veda MF-Milano Finanza del 2 febbraio).
Nei prossimi due anni la Bce definirà il manuale di norme che regolerà l’euro digitale: sarà come «una rete ferroviaria comune europea utilizzabile dai treni di diverse società», ha detto Cipollone. Inoltre Francoforte definirà accordi quadro con possibili fornitori europei a cui non sarà comunque vincolata in alcun modo. (riproduzione riservata)