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Mutui, prestiti e conti correnti - cosa cambia con le mosse di Lagarde

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Bce, bufera sulle proiezioni economiche. Ora una stretta sui tassi è possibile anche a settembre

15 giugno 2023, 22:00 Ultimo aggiornamento: 16 giugno 2023, 16:54

Per gli economisti le stime Bce sono ottimistiche sulla crescita e pessimistiche sull’inflazione. Previsioni influenzate dalle banche centrali nazionali. Così Francoforte, dopo il rialzo di 25 punti base, indica una nuova mossa a luglio. E una stretta ulteriore è possibile a settembre   | IL VIDEO Mutui, prestiti e conti correnti - cosa cambia con le mosse di Lagarde

La Bce alza i tassi di 25 punti base portandoli al 3,5%, il livello più alto dal 2001. La presidente Christine Lagarde ha aggiunto che è «molto probabile» un analogo intervento a luglio se non ci saranno cambiamenti «significativi» nello scenario. A differenza della Fed, non c’è una pausa in vista. Ma le mosse di Francoforte sono state guidate da una revisione delle proiezioni economiche che è stata fortemente criticata dagli analisti. Gli economisti hanno giudicato troppo ottimistiche le indicazioni sulla crescita e troppo pessimistiche quelle sull’inflazione. Il risultato è un orientamento che potrebbe rivelarsi troppo restrittivo (hawkish) pesando eccessivamente sul pil.

L’Eurozona è già entrata in recessione tecnica nel primo trimestre, dopo una serie di correzioni al ribasso delle stime. Segno che l’impatto della politica monetaria sul credito (già in forte contrazione) e sulla crescita potrebbe essere sottostimato. Sono arrivate indicazioni macro negative anche riguardo al secondo trimestre. Molti economisti ritengono che la Bce sarà obbligata a rivedere le proiezioni a settembre. Lagarde non si è soffermata ieri sulla recessione.

Il ruolo delle banche centrali nazionali

Le proiezioni macro di giugno, così come quelle di dicembre, sono basate sul contributo delle banche centrali nazionali. A marzo e settembre, invece, sono formulate dallo staff Bce. Il diverso processo crea volatilità nelle stime. Ieri, forse non a caso, si è ripetuto quanto accaduto a dicembre: anche allora le proiezioni sull’inflazione erano state hawkish e avevano causato un orientamento restrittivo. A marzo c’è stata poi una revisione al ribasso.

Sul mercato ci sono dubbi su come le banche centrali nazionali possano influenzare le proiezioni, magari orientando i dati nella direzione auspicata attraverso le assunzioni tecniche. Di certo non è chiaro perché le stime cambino in modo così netto ogni tre mesi.

Le nuove proiezioni

Ieri sono state alzate tutte le previsioni sull’inflazione nell’Eurozona, sia su quella complessiva (headline) che su quella al netto di energia e cibo (core). Il dato headline è aumentato dello 0,1% per il 2023, 2024 e 2025. Conta soprattutto il 2025: in quell’anno l’inflazione è attesa al 2,2%, quindi più lontano dall’obiettivo del 2% nel medio termine.

Ancora più rilevante il rialzo delle stime per l’inflazione core, che è stato dello 0,5% per quest’anno (da 4,6 a 5,1%) e per il prossimo (da 2,5 al 3%). Nel 2025 sarà al 2,3%. Lagarde ha motivato questo incremento con l’aumento del costo unitario del lavoro, pur osservando che non ci sono rischi di spirali tra prezzi e salari. La presidente Bce ha parlato della resistenza del mercato del lavoro come di un «enigma».

A fronte di queste forti correzioni sull’inflazione, la previsione di crescita quest’anno è stata abbassata soltanto dello 0,1% (da 1 a 0,9%) nonostante la recessione tecnica e il -0,1% dei primi tre mesi. «La Bce è troppo ottimista sull’outlook di crescita nel breve termine», ha osservato Berenberg. «Se l’inflazione core nei prossimi mesi continuerà a diminuire leggermente, come ci aspettiamo, e se i dati sull’economia reale saranno più in linea con la nostra previsione di una crescita di appena lo 0,3% quest’anno, la Bce probabilmente rimarrà ferma a settembre dopo un’ultima mossa a luglio».

Ora si guarda a settembre

Lagarde ha chiuso la partita sulla riunione del prossimo mese, mentre non ha dato indicazioni sul tasso terminale. Così il dibattito si è spostato su settembre. I prossimi dati diranno se ci sarà anche allora un rialzo che porterebbe i tassi al 4%. Bofa si è detta comunque «molto scettica che le previsioni di inflazione a settembre non saranno riviste al ribasso in modo rilevante». Secondo Unicredit, «la vera sorpresa è stata la revisione al rialzo delle proiezioni sull’inflazione», mentre «la previsione del pil è stata ridotta solo marginalmente, lasciando una traiettoria di crescita troppo sostenuta». Analoghi commenti sono arrivati da Citi e Ing.

Se la stretta sarà eccessiva peserà sulla crescita. Intermonte ha osservato che l’inversione della curva tedesca è arrivata a 63 punti base sul segmento 2-10 anni, «un segnale della percezione degli operatori secondo cui spingersi troppo oltre nel rialzo dei tassi può impattare molto più negativamente sulla crescita rispetto ai potenziali benefici nel contenimento dell’inflazione».

Lagarde ha parlato di consenso «molto molto ampio» nel board. La Bce ha confermato lo stop ai reinvestimenti di titoli dell’App da luglio e non si è mostrata preoccupata per il rimborso dei rifinanziamenti Tltro delle banche per 477 miliardi a fine mese. (riproduzione riservata)



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