Il bilancio della Bce scenderà a circa 6.200 miliardi a fine anno e a 5.600 miliardi a fine 2025, secondo una stima di BofA. Ci sarebbe così un calo significativo rispetto al picco di 8.800 miliardi raggiunto a giugno 2022. A fine 2023 il bilancio era arrivato a 6.800 miliardi.
Si tratta di un calo di liquidità che ha comportato una stretta aggiuntiva rispetto a quella causata dagli aumenti dei tassi (per 450 punti base tra luglio 2022 e settembre 2023). Così la Bce è uscita da un periodo di espansione monetaria e ha contrastato (secondo alcuni fin troppo) il rialzo dell’inflazione legato alla pandemia e poi allo shock energetico per la guerra in Ucraina.
La stima di BofA include la decisione di Francoforte di ridurre i reinvestimenti di titoli scaduti del programma Pepp per 7,5 miliardi al mese a partire da metà 2024. Tuttavia la Bce potrebbe avere un bilancio più ampio delle attese se avvierà nuovi rifinanziamenti per le banche con la revisione del framework operativo che sarà completata entro fine primavera, secondo quanto detto dalla presidente Bce Christine Lagarde.
Il bilancio dell’Eurosistema sta scendendo anche per il rimborso dei rifinanziamenti Tltro delle banche. La prossima scadenza sarà quella di fine marzo, quando gli istituti di credito dell’Eurozona restituiranno 215 miliardi. Questo appuntamento secondo Citi non causerà effetti negativi per banche e mercati monetari: «Tutte le banche dei principali Paesi europei, incluso quelle italiane, hanno liquidità in eccesso sufficiente per rispettare la scadenza di marzo senza aumentare il ricorso ai rifinanziamenti standard di liquidità», osserva Citi. Gli analisti della banca americana aggiungono che «la liquidità libera detenuta dalle banche presso la Banca d’Italia è sufficiente non solo per rimborsare la prossima Tltro ma anche per soddisfare obblighi di riserva più elevati, qualora il consiglio direttivo Bce decidesse a un certo punto di riportare il coefficiente di riserva minimo al 2% per la prima volta in 12 anni».
Un eventuale requisito al 3% secondo Citi potrebbe rivelarsi più costoso per le banche italiane che in quel caso però potrebbero comunque prendere in prestito liquidità attraverso i mercati monetari dagli istituti dei Paesi core, anziché ricorrere all’Eurosistema. «Ci aspettiamo che la ridistribuzione della liquidità tra Paesi che ha avuto luogo dalla fine del 2022 continui anche in futuro, il che significa che l’utilizzo delle linee di liquidità standard rimarrà marginale nei prossimi due anni, mantenendo il tasso €STR al di sotto del depo floor», quello sui depositi presso la Bce. Infine, continua Citi, «un aumento del coefficiente di riserva comporterebbe solo un modesto risparmio di interessi per l’Eurosistema, il che forse rende la necessità di tale misura meno rilevante dal punto di vista del risparmio dei costi, man mano che ci avviciniamo alla data del primo taglio dei tassi». Il presidente della Bundesbank Joachim Nagel ha proposto di aumentare il requisito minimo sulle riserve obbligatorie degli istituti che le banche centrali non remunerano. Così la Bundesbank vuole anche ridurre le perdite di bilancio.
Tornando al tema della liquidità, il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, in un recente comitato esecutivo dell’Abi, ha invitato i banchieri a fare programmi di approvvigionamento della liquidità «realistici» a breve e lungo termine. Panetta ha osservato che tutte le banche confidano di raccogliere più depositi ma questa strategia non può funzionare per tutti gli istituti, dato che i depositi totali non aumenteranno a causa della minore liquidità offerta dalla Bce e della riduzione del bilancio. (riproduzione riservata)