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Bce, a Davos torna il problema comunicazione: l'analisi di Ignazio Angeloni

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Bce, altra fuga in avanti sui tassi. Lagarde si sbilancia sul taglio e mette a rischio la credibilità della banca centrale

18 gennaio 2024, 21:20 Ultimo aggiornamento: 19 gennaio 2024, 11:29

La presidente e altri membri del consiglio direttivo non rispettano la dipendenza dai dati indicata dalla Bce e anticipano manovre in estate prima di conoscere l’evoluzione di inflazione ed economia. Francoforte così rischia di perdere credibilità | IL VIDEO

La presidente Bce Christine Lagarde ancora una volta ha dato indicazioni sulla tempistica degli interventi sui tassi, segnalando un «probabile» taglio in estate. Così Lagarde non rispetta la «dipendenza dei dati» che la banca centrale dice di voler seguire. In un contesto molto incerto, da tempo il consiglio Bce ha deciso formalmente di abbandonare le indicazioni prospettiche sui tassi (forward guidance). Al contrario Francoforte ha chiarito che ogni mossa dovrà essere guidata dall’evoluzione dell’economia (da qui la «dipendenza dai dati»). Ma nei fatti avviene spesso il contrario. Esponenti Bce preannunciano manovre senza conoscere come si evolverà l’outlook di inflazione.

Lagarde si sbilancia sui tassi

Oggi nessuno può prevedere cosa diranno le proiezioni Bce di marzo e di giugno. Eppure Lagarde ha già indicato la riduzione dei tassi in estate. Violando la dipendenza dai dati, la Bce si lega le mani invece di restare flessibile. Se l’economia non si muoverà secondo le attese, Francoforte rischia di perdere credibilità o di dover portare avanti una strategia non più corretta. È già accaduto in passato che la Bce si sia ritrovata in questa gabbia.

In questa fase l’obiettivo primario di Lagarde e di altri governatori del board è quello di spostare più avanti le attese di mercato sul primo taglio. Prima degli interventi della presidente e di altri esponenti Bce, i mercati avevano previsto una riduzione dei tassi a marzo perché avevano osservato la forte disinflazione in corso e i rischi crescenti per l’economia europea, sempre più vicina alla recessione. I mercati hanno così mostrato di essere «dipendenti dai dati» più della Bce.

L’incertezza dello scenario macro

Non si può sapere ora se alla fine avranno ragione gli operatori a essere più ottimisti sull’inflazione e più pessimisti sulla crescita. Ma il punto è proprio questo: solo i prossimi dati economici potranno dirlo. Impegnarsi in anticipo può essere controproducente. Il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta non si è lanciato in previsioni sui tassi nell’intervento al comitato esecutivo Abi. «Sarebbe inappropriato e istituzionalmente non corretto», ha detto. Panetta ha invitato a guardare i prossimi dati ricordando i rischi e l’incertezza in aumento nello scenario economico.

In particolare non è possibile prevedere al momento se e quale impatto avranno le vicende in Medio Oriente sull’inflazione. Allo stesso modo non si conosce l’evoluzione dei salari, dei prezzi dell’energia, delle misure governative e della trasmissione della politica monetaria attraverso il credito. È da verificare poi la portata della frenata economica e della possibile recessione. In base a queste variabili ci potrebbe essere un aumento dell’inflazione oppure un calo del carovita molto sotto l’obiettivo del 2% (BofA vede un dato all’1,4% l’anno prossimo). Nonostante tutto ciò, alcuni banchieri centrali comunicano già ai mercati la tempistica del taglio dei tassi.

Joachim Nagel, presidente della Bundesbank, ha detto che la discussione sulla riduzione deve partire «nella pausa estiva». Altri governatori, tra cui il lituano Simkus e lo sloveno Vasle, hanno escluso un taglio nel secondo trimestre. Ma soprattutto Lagarde, rispondendo a Davos a una domanda su una maggioranza di banchieri centrali che vorrebbe un taglio in estate, ha risposto: «È probabile ma devo essere cauta perché siamo dipendenti dai dati». Se davvero lo fosse stata, Lagarde avrebbe evitato qualsiasi indicazione.

I rischi della comunicazione Bce

Mercati ed analisti si sono mossi di conseguenza: «Quando la presidente Bce dice una cosa del genere, è come un impegno in anticipo», ha rilevato Ing. Alcuni economisti osservano che un taglio sarebbe opportuno a marzo ma l’orientamento falco spingerà la Bce a ritardare la manovra almeno fino a giugno, anche a costo di pesare in modo non necessario sull’economia. In attesa di capire come si evolveranno i dati macro, la comunicazione Bce appare contraddittoria e rischia di complicare il raggiungimento dell’obiettivo di inflazione. (riproduzione riservata)



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