La Vigilanza Bce chiede alle maggiori banche dell’Eurozona di fare stress test regolari sul rischio di controparte, soprattutto per quanto riguarda le esposizioni verso le società finanziarie non bancarie, facendo attenzione anche a quanto accadrebbe in scenari estremi. La supervisione di Francoforte ha aperto sul tema una consultazione che finirà a metà luglio. In seguito sarà pubblicata la versione finale del documento.
Il rapporto incluso nella consultazione ha presentato i risultati dell’analisi mirata (targeted review) condotta dalla Bce nella seconda metà del 2022 sulla gestione del rischio di controparte. Il documento ha evidenziato le buone pratiche osservate nel mercato e ha indicato le aree in cui è necessario un miglioramento.
Il rischio di controparte è stato identificato come una priorità della Vigilanza per il periodo 2022-24. L’attenzione dei supervisori è aumentata dopo la vicenda Archegos, che ha pesato nella crisi di Credit Suisse. «Le banche hanno offerto sempre più servizi sul mercato dei capitali a controparti più rischiose, con leva finanziaria e meno trasparenti, in particolare a istituzioni finanziarie non bancarie, a causa della ricerca di rendimenti in un contesto che allora era di bassi tassi di interesse», ha osservato la Bce. Inoltre «la volatilità dei prezzi dell’energia e delle materie prime causata dal conflitto in Ucraina ha indotto a concentrare maggiormente l’attenzione sulle esposizioni delle banche verso utility e trader di materie prime».
Quest’anno la Vigilanza ha fatto controlli a distanza nei confronti di 23 banche attive in operazioni in derivati e di finanziamento titoli con controparti non bancarie. In alcuni casi sono state fatte anche ispezioni in loco.
L’esame ha rilevato che, nonostante alcuni progressi nella gestione del rischio di controparte da parte delle banche, c’è ancora «spazio per miglioramenti in aree quali la due diligence della clientela, la definizione della propensione al rischio, i processi di gestione dei default e i quadri di riferimento per gli stress test», ha rilevato la Bce.
Da qui derivano alcune aspettative delle autorità di vigilanza che riguardano in particolare «la capacità delle banche di ottenere informazioni dalle controparti non bancarie, di effettuare regolarmente stress test sulle esposizioni e di valutare le vulnerabilità delle controparti in scenari con bassa probabilità di verificarsi».
Le buone prassi, secondo la Bce, «vanno oltre la semplice conformità ai requisiti normativi e dovrebbero essere considerate quando le banche definiscono l’approccio al rischio di controparte». Quest’ultimo, in ogni caso, dovrebbe essere proporzionato alla portata e alla complessità dell’attività e dei prodotti offerti e alla natura delle controparti. La Vigilanza intende rivolgersi soprattutto alle banche più esposte. Le analisi più approfondite saranno concentrate nei gruppi con le maggiori interconnessioni.
Lo shadow banking, un comparto fatto di fondi di investimento e altre società finanziarie, ha un valore di 41.500 miliardi nell’Ue in termini di asset. Un recente rapporto dell’Esrb, l’autorità europea per i rischi sistemici, ha individuato tre vulnerabilità. Innanzitutto un rallentamento dell’economia e un inasprimento delle condizioni finanziarie potrebbero aumentare il rischio di credito, portando a perdite e a successivi deflussi dai fondi. In secondo luogo, sui mercati potrebbero finire sotto pressione gli intermediari finanziari non bancari impegnati nella trasformazione della liquidità. Infine secondo l’Esrb un uso eccessivo della leva potrebbe amplificare i rischi di liquidità e di mercato e gli shock alla stabilità finanziaria. (riproduzione riservata)