Bayer, a seguito della proposta di accordo collettivo nazionale negli Usa presentata il 17 febbraio dalla controllata Monsanto per risolvere le attuali e future richieste di risarcimento legate all’erbicida Roundup per presunti casi di linfoma non-Hodgkin, ha annunciato un incremento degli accantonamenti per contenziosi legali da 7,8 miliardi di euro (di cui 6,5 miliardi legati al glifosato) al 30 settembre 2025 a 11,8 miliardi (di cui 9,6 miliardi riferibili all’erbicida).
Sulla base di una prima stima dei pagamenti connessi al contenzioso, pari a circa 5 miliardi nel 2026, il conglomerato tedesco prevede per l’esercizio un flusso di cassa libero negativo. Per recepire contabilmente gli accordi transattivi, si legge in una nota, il gruppo ha inoltre deciso di posticipare al 4 marzo la pubblicazione dei risultati finanziari di fine 2025 e delle previsioni per il 2026.
Il mercato ha tuttavia accolto positivamente la notizia, in quanto riduce l’incertezza su un contenzioso che si trascinava da anni: a Francoforte le azioni di Bayer balzano del 5,4% a 48,5 euro.
La copertura immediata delle risoluzioni, insieme ad alcune scadenze obbligazionarie, sarà coperta da un prestito bancario da 8 miliardi di dollari. Il finanziamento definitivo avverrà tramite emissione di obbligazioni senior e strumenti ibridi con trattamento equity da parte delle agenzie di rating, escludendo il ricorso a un aumento di capitale.
Nel dettaglio, per sostenere l’accordo collettivo Monsanto effettuerà pagamenti annuali decrescenti per un massimo di 21 anni, fino a un ammontare complessivo di 7,25 miliardi di dollari, subordinatamente all’approvazione del tribunale. Il meccanismo è pensato per garantire maggiore certezza e controllo sui costi del contenzioso nel lungo periodo.
Parallelamente, la società ha raggiunto accordi riservati su altri casi legati al Roundup e ha chiuso alcune controversie storiche sui Pcb, inclusi otto verdetti relativi allo Sky Valley Education Center nello Stato di Washington, oltre a precedenti accordi ambientali con gli Stati dell’Illinois e della West Virginia.
L’azienda precisa che gli accordi non implicano alcuna ammissione di responsabilità, sottolineando come le principali autorità regolatorie internazionali, tra cui l’Epa statunitense e gli enti europei, continuino a ritenere gli erbicidi a base di glifosato non cancerogeni se utilizzati correttamente.
Sul piano legale, gli accordi si affiancano al procedimento pendente davanti alla Corte Suprema Usa, che ha accettato di esaminare il caso Durnell. Una pronuncia favorevole potrebbe fornire chiarezza normativa e limitare in modo sostanziale le richieste risarcitorie future basate su presunte carenze informative in etichetta.
L’amministratore delegato Bill Anderson ha dichiarato che «l’accordo di transazione collettiva proposto, insieme al caso davanti alla Corte Suprema, offre una via d'uscita fondamentale dall'incertezza del contenzioso e ci consente di concentrare pienamente le nostre risorse sull'innovazione, al centro della nostra missione: Salute per tutti, Fame per nessuno». (riproduzione riservata)