Il lunedì nero delle borse ha suscitato riflessioni e proposte per una migliore regolamentazione del credito e della finanza a livello europeo e internazionale e per le modalità con le quali dovrebbe avvenire. Al verificarsi di una crisi torna l’evocazione della necessità di una nuova Bretton Woods, a cui poi, però, segue un costante oblio delle esigenze prima argomentate. Al centro, vi è il ruolo delle banche centrali e, in particolare, della Fed e della Bce; su quest’ultima il direttore Roberto Sommella ha svolto ieri su queste colonne delle considerazioni che dovrebbero stimolare ulteriori riflessioni ai diversi livelli istituzionali e di esperti.
Sono noti gli errori compiuti dalla Bce nei confronti dell’inflazione: prima disconoscendone la risalita che si manifestava a vista d’occhio, poi non riconoscendo la possibilità di un allentamento monetario ora che l’inflazione cala e si manifesta l’esigenza di stimolare l’economia, ivi compresa l’occupazione. È noto che l’Istituto ha un solo mandato: il mantenimento della stabilità dei prezzi. Solo una volta conseguito questo obiettivo - che però ora potrebbe dirsi sostanzialmente raggiunto - può contribuire al sostegno dell’economia. Qui sta il primo problema: il mandato dovrebbe, invece, prevedere che la stabilità monetaria e la connessa stabilità finanziaria siano obiettivi da raggiungere sullo stesso piano del sostegno economico, non, dunque, in un rapporto di subordinazione di quest’ultimo al primo.
Ciò però richiede la riforma del Trattato Ue e dello statuto della Bce, una revisione assai difficile perché l’attuale ordinamento risponde all’impostazione voluta dalla Germania, che trae origine dalla configurazione della Bundesbank, condizionante, ai tempi, l’istituzione della stessa Bce. Bisogna allora fermarsi difronte ai «nein»? Non affatto, ma è necessario prevedere le probabili reazioni. Sia chiaro: la duplicità del mandato non garantisce ovviamente la lontananza dal commettere errori. Anche la Fed, che ha il doppio mandato, li commette, come è risultato evidente dal comportamento ambiguo e oscillante sulla riduzione dei tassi nell’ultima riunione del comitato monetario, rinviando a settembre ogni scelta. Tuttavia il doppio mandato sarebbe importante a temperamento di una visione che a volte eccede nel lassismo, a volte, nel rigorismo. Potrebbe, se conseguita, indurre a reimpostare le strategie, mentre ora si è in presenza di una Bce che, dopo avere escluso il ricorso alla «forward guidance», rincorre i dati e rinuncia a una politica d’anticipo che incida sulle aspettative - il vero e proprio marchio di un Istituto centrale - mentre considera l’economia reale solo ed esclusivamente per gli impatti che su di essa può avere l’inflazione.
Un altro aspetto fondamentale è la valutazione del rapporto tra stabilità monetaria e stabilità finanziaria e, dunque, della politica monetaria con la funzione di Vigilanza bancaria e finanziaria che viene puntualmente trascurato e che, invece, andrebbe chiaramente definito, anche perché di una tale esigenza vi è costantemente la dimostrazione allorché si verificano crisi finanziarie. Quindi il punctum dolens della responsabilità istituzionale, politica e professionale della Bce. Certamente questa non è nè può essere legibus soluta. Nè è sufficiente dire, come si afferma, che la sua legittimazione democratica derivi dalle norme che la disciplinano.
Bisognerebbe che tutti, studiando la storia non lontana delle banche centrali, ricordassero quel che disse, con straordinaria anticipazione, il grande governatore Paolo Baffi a metà degli anni ‘70 del secolo scorso a proposito degli Istituti centrali per i quali - egli rilevava - si manifestava come ineluttabile la responsabilità nei confronti dei relativi parlamenti. Al riguardo è stato compiuto finora un tratto di strada, ma non molto. Sussistono, per la Bce, le audizioni presso l’Europarlamento, così come l’intervento di quest’ultimo, con altre istituzioni, in sede di nomina dei vertici. Occorrerebbe lavorare su questi collegamenti e definire una più netta forma di responsabilità. Non bisogna dimenticare, però, che il Trattato esclude che la Bce possa ricevere direttive dai governi o sollecitarne l’emanazione. Si tratta di una revisione istituzionale per nulla semplice, ma che va esaminata. I contrappesi istituzionali valgono per tutti gli organi e la scelta della responsabilità nei confronti dell’istituzione rappresentativa della sovranità popolare andrebbe sostanziata adeguatamente.
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