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Barcolana, vince Arca. Ma gli occhi sono puntati sul mega yacht russo confiscato (che costa caro all’Italia)

di Oscar Bodini
09 ottobre 2023, 08:02 Ultimo aggiornamento: 08:59

La barca sponsorizzata da Arca Sgr si impone alla 55esima edizione della regata. Ma la vera star nel golfo di Trieste è A, il tre alberi più grande del mondo: di proprietà di un oligarca russo, è congelato da oltre un anno e mezzo per via delle sanzioni ed è diventato meta di pellegrinaggio per i turisti del mare. All’Italia nel fattempo costa caro

Barcolana, vince Arca. Ma gli occhi sono puntati sul mega yacht russo confiscato (che costa caro all’Italia)

La navigazione attorno ad “A”, il gigantesco yacht ormeggiato da oltre un anno e mezzo al largo di Trieste, è stata senza dubbio la meta più gettonata tra i tanti ospiti accorsi per assistere alla cinquantacinquesima edizione della Barcolana che si è svolta domenica 8 ottobre nel golfo del capoluogo giuliano. Suo malgrado, il maestoso tre alberi fa ormai parte dello skyline cittadino, dal momento che è oggetto di un sequestro amministrativo che dal 12 marzo dello scorso anno lo ha colpito in seguito alle sanzioni comminate nei confronti di alcuni oligarchi russi vicini a Vladimir Putin, all’indomani dell’invasione ucraina. La proprietà dell’imbarcazione è infatti riconducibile ad Andrey Melnichenko, considerato nella stretta cerchia del numero uno del Cremlino e indicato da Forbes come uno dei cento imprenditori più ricchi al mondo, in ragione di un patrimonio personale stimato in circa 20 miliardi di dollari. Tra le principali attività che he hanno determinato le fortune, Melnichenko controlla il principale estrattore di carbone della Federazione, Suek, e soprattutto il colosso chimico Eurochem, specializzato nella produzione di fertilizzanti.

L’Italia paga il conto (per ora). Una parcella da 13 milioni

Paradossalmente, il provvedimento di fermo chiesto dall’Unione Europea ha fatto via via lievitare il conto per l’Italia, chiamata nel frattempo a sostenere per intero le spese di mantenimento della cittadella galleggiante. Uno sforzo economico che ad oggi sfiora già i 13 milioni di euro e che vista l’incertezza della guerra in atto è destinato a gonfiarsi ulteriormente. I costi quotidiani per la gestione ordinaria del natante, sotto la responsabilità dell’Autorità portuale triestina, oscillano tra 20.000 e 30.000 euro, al netto dei circa 20 uomini di equipaggio che vengono stipendiati direttamente dall’armatore. Prima di restituire l’imbarcazione al suo legittimo proprietario, Roma potrà comunque rivalersi su quest’ultimo una volta che il provvedimento verrà annullato.

Barcolana, vince Arca. Ma gli occhi sono puntati sul mega yacht russo confiscato (che costa caro all’Italia)Barcolana, vince Arca. Ma gli occhi sono puntati sul mega yacht russo confiscato (che costa caro all’Italia)

Anche i ricchi piangono (se perdono soldi)

Nel frattempo Melnichenko cerca di smarcarsi dalla morsa del procedimento: mesi fa ha promosso un ricorso contro il sequestro, impugnazione che fa leva sul fatto che il tre alberi a vela più grande del mondo batte oggi bandiera della Sierra Leone e sarebbe stato ceduto nel frattempo a un trust. Escamotage insufficiente a garantire un dissequestro, poiché mentre un bene è congelato la sua proprietà non può passare di mano, hanno replicato dall’Avvocatura di Stato. Come spesso avviene nel caso di mega yacht di questo standing, per gran parte dell’anno l’A viene gestito da un charter broker internazionale che lo affitta o lo concede in proprietà temporanea. L’armatore lamenta così un potenziale mancato incasso a parecchi zeri, sebbene l’eco della vicenda triestina stia ulteriormente amplificando la fama del mega yacht progettato dallo studio Doelker+Voges in collaborazione con l’archistar francese Philippe Starck. Una curiosità, che la dice lunga sul carattere del suo proprietario: il nome “A” è stato scelto per garantire che risultasse alfabeticamente primo in qualsiasi registro nautico del pianeta.

Quanto vale il super yacht a vela più grande del mondo

A oggi il valore stimato del natante si aggira attorno a 530 milioni di dollari, al netto del sontuoso allestimento con cui il commodoro moscovita ha voluto ulteriormente impreziosirlo. Sull’inventario dei beni che è stato stilato dalla Guardia di Finanza al momento del sequestro vige il segreto militare. Fonti a conoscenza dell’operazione riferiscono tuttavia che ha bordo si troverebbero dipinti originali che portano le firme di mostri sacri della pittura come Pablo Picasso e Claude Monet. Proprio il valore delle opere contenute nel maxi yacht ha portato a un intervento della Soprintendenza delle Belle Arti che ha indicato temperatura e grado di umidità che devono essere garantite all’interno dell’imbarcazione per scongiurarne il degrado. Di qui l’esigenza di muoverla quotidianamente, anche per auto produrre buona parte dell’energia elettrica di cui necessita, previa autorizzazione della capitaneria di porto di Trieste.

Riparazioni a Trieste, poi le sanzioni. Così ha inizio la via crucis dell’A

Preceduto da numerosi articoli di giornale che ne avevano documentato le tappe d’avvicinamento lungo la costa istriana, il super yacht a vela -142 metri di lunghezza per oltre 120 di altezza e 25 di larghezza, con otto ponti che ospitano tra l’altro saune, palestre, piscine e una sala di proiezione cinematografica, oltre a un mega oblò panoramico sotto lo scafo che permette l’osservazione dei fondali- era approdato a Trieste a inizio 2022. Necessitava di una sostanziale refitting di 20 giorni avendo accusato alcuni problemi di staticità sull’albero di prua. Un bel riconoscimento per la cantieristica triestina. Destino ha poi voluto che durante le fasi di rimessaggio, il 24 febbraio 2022 è avvenuta l’invasione russa dell’Ucraina che ha innescato a stretto giro una serie di sanzioni da parte di Stati Uniti e Unione Europea. Un giro di vite che ha portato tra le altre cose a congelare asset che gli oligarchi russi detengono nei Paesi europei e negli Usa. In questo quadro è avvenuto il sequestro dell’A.

Arca sgr si aggiudica la Barcolana

Tornando alla regata competitiva che si è svolta nel fine settimana nel golfo di Trieste, sono state rispettate in pieno le previsioni della vigilia, con Arca sgr si è aggiudicata la cinquantacinquesima edizione della Barcolana. L’imbarcazione a chiglia basculante condotta dallo skipper Furio Benussi, -uno scafo mono albero di oltre 30 metri costruito in Australia nel 2003 per regatare nell’iconica Rolex Sydney-Hobart e sponsorizzato tra gli altri dall’omonimo gruppo milanese del risparmio gestito guidato da Ugo Loeser, oltre che da British American Tobacco Italia con Glo- ha sbaragliato la concorrenza di oltre 1.770 imbarcazioni che si sono date battaglia nel golfo di Trieste, su un percorso notevolmente accorciato (il triplice colpo di cannone che annuncia la fine della competizione è arrivato addirittura alla prima boa) per via della brezza molto leggera che ha condizionato la regata. (riproduzione riservata)



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