Dopo il leggero aumento nei mesi estivi, le informazioni congiunturali più recenti segnalano che il Pil avrebbe ristagnato nel trimestre in corso. Nell’aggiornamento sui dati macroeconomici pubblicato venerdì 15, Bankitalia sostiene che il prodotto tornerebbe a espandersi gradualmente dall'inizio del prossimo anno, sostenuto dalla ripresa del reddito disponibile e della domanda estera. In media d'anno il Pil aumenterebbe dello 0,7% nel 2023, dello 0,6% nel 2024 e dell'1,1% nel 2025 e nel 2026. Le proiezioni macroeconomiche per l'Italia nel quadriennio 2023-26 elaborate da Bankitalia sono basate sulle informazioni disponibili al 23 novembre per le ipotesi tecniche e al 30 novembre per i dati congiunturali.
Rispetto alle proiezioni pubblicate in ottobre, la crescita del Pil è rivista al ribasso nel 2024, in linea con i segnali di una più prolungata debolezza congiunturale, e al rialzo nel 2025, principalmente per effetto delle ipotesi desunte dai mercati finanziari di tassi di interesse lievemente più contenuti lungo l'orizzonte di previsione.
Le stime di Bankitalia «sono circondate da un'incertezza elevata, con rischi per la crescita orientati prevalentemente al ribasso». Il contesto geo-politico rimane uno dei principali fattori di instabilità, da cui possono scaturire nuovi rincari delle materie prime e un deterioramento della fiducia di famiglie, imprese e investitori. Rischi non trascurabili sono anche connessi con l'evoluzione dell'attività economica globale, che potrebbe risentire in misura maggiore delle difficoltà dell'economia cinese e dell'incertezza legata alle tensioni internazionali. Il Pil potrebbe inoltre essere frenato da un più forte peggioramento delle condizioni di finanziamento, anche in connessione con una maggiore rischiosità dei prenditori.
L'inflazione al consumo sarebbe pari al 6% nella media di quest'anno e diminuirebbe nettamente in seguito, collocandosi in media sotto al 2% per tutto il prossimo triennio. La discesa rifletterebbe principalmente il netto ridimensionamento dei prezzi delle materie prime e dei prodotti intermedi, solo in parte compensato dall'accelerazione delle retribuzioni (previste in aumento di circa il 3,5% all'anno in media nel triennio 2024-26). Rispetto alle stime di ottobre scorso, l'inflazione al consumo è stata rivista al ribasso in tutto il triennio 2023-25 e in misura particolarmente marcata nel 2024, per 0,5 punti percentuali, riflettendo una più rapida discesa dei corsi energetici e un più forte rallentamento della componente di fondo evidenziato dagli ultimi dati. L'inflazione di fondo si ridurrebbe più lentamente, coerentemente con una trasmissione graduale dei minori costi degli input intermedi ai prezzi finali.
I rischi per l'inflazione sono più bilanciati. Pressioni al rialzo potrebbero provenire da nuovi aumenti dei prezzi delle materie prime. Per contro, la possibilità di un deterioramento dello scenario internazionale e di un impatto più marcato della restrizione monetaria rispetto a quanto stimato nello scenario di base potrebbero tradursi in un andamento più contenuto di salari, margini di profitto e inflazione al consumo.
L'occupazione, in forte aumento nel 2023, continuerebbe a crescere, sebbene a ritmi pari a circa la metà di quelli del prodotto. Il tasso di disoccupazione scenderebbe lentamente dal 7,7% del 2023 portandosi poco sotto il 7,5% nel 2026. Bankitalia ha rivisto al rialzo da +1,7% a +1,9% la crescita del numero di occupati nel 2023 e da +0,6% a +0,8% l'incremento nel 2024.
Gli investimenti rallenterebbero marcatamente, frenati nel settore privato dal rialzo dei costi di finanziamento, da condizioni più rigide di accesso al credito e dall'esaurirsi degli effetti legati agli incentivi al settore edilizio; per contro, aumenterebbe l'impulso derivante dagli interventi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Le esportazioni si espanderebbero in linea con l'andamento della domanda estera. Le importazioni crescerebbero in misura lievemente inferiore, per via della debolezza della spesa per investimenti in beni strumentali, caratterizzati da un elevato contenuto di prodotti importati.
Lo scenario presuppone che le ripercussioni economiche dell'incerto contesto geopolitico rimangano contenute e non comportino particolari tensioni sui mercati delle materie prime e su quelli finanziari internazionali. Si ipotizza che gli scambi internazionali tornino a espandersi nel prossimo triennio, di circa il 3% in media e, sulla base dei contratti futures, che i prezzi delle materie prime energetiche si riducano lievemente nell'orizzonte di previsione.
Il quadro macroeconomico risente dell'irrigidimento delle condizioni monetarie e creditizie per imprese e famiglie conseguente al forte rialzo dei tassi di interesse di politica monetaria. Lo scenario incorpora gli effetti della manovra di bilancio per il 2024-26 e l'utilizzo dei fondi europei nell'ambito del programma Next Generation EU, sulla base delle informazioni più aggiornate relative al Pnrr. (riproduzione riservata)