Pur in presenza di forti tensioni geopolitiche a livello internazionale «i rischi per la stabilità finanziaria in Italia sono in lieve riduzione, anche per effetto del favorevole andamento dei mercati». Rispetto allo scorso novembre «il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato italiani a dieci anni e quelli tedeschi è diminuito; le condizioni di liquidità sono migliorate ulteriormente». Nondimeno emerge «una solidità del mercato del lavoro, consolidamento del processo di disinflazione».
Eppure «il permanere del rapporto tra debito pubblico e pil su valori elevati rimane un fattore di rischio, in particolare in caso di sviluppi dell'economia meno favorevoli di quanto atteso».
Questo il monito lanciato da Bankitalia nel rapporto sulla stabilità finanziaria. L’antidoto è la crescita. E le previsioni che indicano un rafforzamento della crescita italiana nella seconda parte del 2024 lasciano ben sperare: le proiezioni di Via Nazionale stimano un aumento del pil che «resterebbe contenuto nella prima parte dell'anno in corso e si rafforzerebbe nei trimestri successivi. Complessivamente la crescita rallenterebbe allo 0,6% nel 2024 per poi risalire all'1% nel 2025 e all'1,2% nel 2026».
Non stupisce quindi che la situazione finanziaria delle famiglie italiane sia «solida», con l'aumento dei tassi di interesse che ha determinato un riorientamento delle scelte di risparmio spostandole dai depositi alle obbligazioni e ai titoli di Stato che garantiscono maggiori rendimenti. La quota dei titoli di Stato detenuta dalle famiglie italiane ha superato il 10% (in mano alle banche c’è l’8,8%) e a fine di febbraio sono stati raccolti 18,3 miliardi mediante la terza edizione del Btp Valore, «un primato per un'emissione di questo tipo», segnala Bankitalia.
Nel 2023 è cresciuto inoltre il patrimonio dei fondi immobiliari italiani: i nuovi investimenti si sono concentrati per oltre la metà nella provincia di Milano e prevalentemente nel settore immobiliare commerciale.
La vulnerabiltà delle imprese italiane «rimarrebbe limitata anche in prospettiva». Tanto che i ricavi attesi dalle società non quotate e le previsioni sulla redditività per le quotate risulterebbero in miglioramento. Però il tasso di deterioramento del credito è previsto in graduale aumento per i prestiti alle imprese nel prossimo biennio, laddove la «vulnerabilità derivante dalle esposizioni al settore immobiliare si mantiene contenuta».
Bankitalia evidenzia inoltre che le condizioni del sistema bancario restano buone. «La redditività è significativamente aumentata e resterebbe alta anche nell’anno in corso». Restano però fonti di vulnerabilità, «dal potenziale peggioramento della qualità dei prestiti alle possibili difficoltà di raccolta in una fase di riassorbimento della liquidità in eccesso da parte dell'Eurosistema». Non si attenuano poi i rischi legati alla situazione geopolitica internazionale, che potrebbero avere ricadute rilevanti sul quadro macroeconomico. (riproduzione riservata)