Il potenziale impatto dell’euro digitale sul settore bancario «sarebbe relativamente contenuto, soprattutto se ci fossero limiti alla quantità che ciascun utente può detenere e se la Cbdc (Central bank Digital Currency) fosse introdotta in un contesto caratterizzato da ampia liquidità e da raccolta stabile per le banche». Lo ha evidenziato uno studio della Banca d’Italia scritto da Simone Auer, Nicola Branzoli, Giuseppe Ferrero, Antonio Ilari, Francesco Palazzo ed Edoardo Rainone. Il lavoro è diviso in due parti. L’analisi qualitativa sottolinea che l’impatto di una Cbdc dipende da diversi fattori, tra i quali le sue caratteristiche (ad esempio l’eventuale remunerazione, il livello di privacy e i limiti alla quantità che gli utenti possono detenere) e le reazioni degli intermediari alla riduzione dei depositi indotta da una loro sostituzione con la Cbdc.
Secondo l’analisi quantitativa gli effetti dell’euro digitale sulla raccolta delle banche italiane sarebbero complessivamente gestibili se la sua emissione comportasse una riduzione dei depositi al dettaglio contenuta (cioè inferiore al 15%, che equivale a circa 3 mila euro per residente in Italia), data l’ampia disponibilità di attività liquide. In tal caso le banche potrebbero finanziare la maggior parte del calo della raccolta al dettaglio con riserve e finanziamenti a breve termine garantiti. La riduzione della redditività delle banche sarebbe limitata se il deflusso di depositi fosse contenuto ma sarebbe maggiore per gli intermediari con minori buffer di liquidità. (riproduzione riservata)