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Banco Bpm, si assottiglia il patto italiano. La Fondazione Lucca vende titoli e la compagine scende al 5,9%
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Banco Bpm, si assottiglia il patto italiano. La Fondazione Lucca vende titoli e la compagine scende al 5,9%

31 dicembre 2025, 11:35 Ultimo aggiornamento: 01 gennaio 2026, 10:40

L’istituto toscano, storico azionista prima del Banco Popolare e poi del gruppo di Piazza Meda, è sceso dall’1,24% allo 0,646% cedendo quasi 10 milioni di titoli sul mercato. Invariate le altre quote

Soci in movimento nel capitale di Banco Bpm in vista del rinnovo del cda della prossima primavera. Dalle ultime comunicazioni il patto di fondazioni e casse risulta in calo dal 6,51% al 5,93%. A vendere è stata la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, storico azionista prima del Banco Popolare e poi del gruppo di Piazza Meda. L’istituto toscano è sceso dall’1,24% allo 0,646%, cedendo quasi 10 milioni di titoli sul mercato. 

Gli altri pattisti

Nell’accordo, siglato per la prima volta nel 2020 e poi rimodulato nel tempo, rientrano sempre Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria (0,50%), Enpam (1,99%), Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi (0,067%), Fondazione Manodori (0,0293%), Inarcassa (1,03%) e Cassa Forense (1,66%).

Il ruolo del patto sarà rilevante nella partita che si giocherà nei prossimi mesi per il rinnovo del cda. Oggi primo socio del Banco è Crédit Agricole che attende l’autorizzazione della Bce a superare il 20% per portarsi vicino al 29,9%. Le scelte dei francesi saranno decisive per l’esito dell’assemblea di aprile, ma Parigi non scopre ancora le carte.

Le due strade aperte sono un appoggio alla lista del cda uscente in cambio della concessione di almeno quattro rappresentanti nel nuovo board oppure, in alternativa, la presentazione di una lista autonoma, probabilmente di minoranza visto che l’Agricole non avrebbe ancora ottenuto i requisiti di direzione e controllo.

Arrivando seconda dopo la rosa del cda, la banque verte potrebbe avere fino a tre posti nel nuovo board ed un ruolo di forza nel collegio sindacale, dovre conterebbe anche la presidenza, come previsto dal Tuf. In caso di corsa a due, non si può nemmeno escludere che la lista francese arrivi prima. In questo caso Parigi potrebbe collocare nel board tutti i propri candidati, pur senza salire in maggioranza e senza mettere in discussione la conferma del ceo Giuseppe Castagna.

L’esito dell’assemblea dipenderà in larga parte dai fondi che detengono oggi tra il 20% e il 25% e gli occhi del mercato sono puntati su Assogestioni che nelle prossime settimane dovrà decidere se presentare o meno una rosa. (riproduzione riservata) 



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