Enasarco si è smarcato dagli altri soci rilevanti di Banco Bpm nel corso dell’assemblea che lo scorso 20 aprile ha approvato il bilancio e, soprattutto, ha nominato il nuovo cda del gruppo guidato da Giuseppe Castagna. Nel frattempo Francesco Gaetano Caltagirone è spuntato ufficialmente con lo 0,98% del capitale e ha appoggiato la conferma del ceo Castagna e del presidente Massimo Tononi.
Leggi anche:
Banco Bpm, Caltagirone entra nel capitale e Credit Agricole sfiora il 10%
Enasarco, la cassa previdenziale per gli agenti e i rappresentanti di commercio guidata da Alfonsino Mei, si è astenuta nelle votazioni su quasi tutti i punti all’ordine del giorno, dall’approvazione dei conti alla destinazione degli utili, dalle politiche di remunerazione fino alla nomina del nuovo board. Fonti vicine alla banca riconducono la scelta al percorso che Enasarco ha seguito per posizionarsi nella governance di Bpm.
L’ente è salito al 2% alla fine dell’anno scorso attraverso una procedura di reverse accelerated bookbuilding. Insieme ad Enpaia ed Enpaf però è rimasto al di fuori dell’accordo di consultazione che nel corso del 2022 ha progressivamente blindato il 7,8% del Banco grazie agli acquisti delle fondazioni Crt, Cr Lucca, Cr Trento e Rovereto, Cr Alessandria e delle casse previdenziali Enpam, Cassa forense ed Inarcassa. I pattisti hanno poi espresso per il nuovo cda Paola Ferretti ed Alberto Oliveti (Enpam). È possibile insomma che Enasarco abbia voluto confermare in assemblea quella posizione di terzietà già implicita nelle scelte di governance fatte sinora.
Larghissima parte degli altri soci si sono espressi invece a favore delle delibere proposte dal cda uscente presieduto da Massimo Tononi e guidato da Giuseppe Castagna. Il sì è arrivato dai francesi del Crédit Agricole, la cui partecipazione nei primi mesi dell’anno si è arrotondata dal 9,18 al 9,9%. Sebbene la salita non modifichi gli assetti di controllo del Banco, resta comunque un segnale significativo. Dopo il blitz dello scorso anno l’Agricole è diventato il perno dell’azionariato del gruppo. Un peso rafforzato anche dalle alleanze industriali che legano i due istituti. Oltre a essere partner del Banco nel credito al consumo in Agos Ducato, la banque verte è infatti da dicembre partner assicurativo sul ramo danni.
Voto favorevole è arrivato anche dal fondo Davide Leone & Partners che oggi, scalzato Capital Research, è secondo socio del Banco al 4,7%. La partecipazione è detenuta attraverso due veicoli: il Davide Leone Partners Opportunities Master Fund (che possiede quasi 58 milioni di azioni) e il Davide Leone Partners A Fund (che detiene circa 15 milioni di titoli). Nei mesi scorsi il fondo ha appoggiato la conferma del vertice, come dimostra la scelta di votare la lista promossa dal cda uscente. Per i candidati del comitato dei gestori si sono invece espressi azionisti internazionali come Norges Bank (terzo azionista del gruppo), Schroeder, Goldman Sachs, DFA International e Amundi, ma anche investitori italiani come Mediolanum ed Eurizon.
Dal verbale dell’ultima assemblea emerge ufficialmente anche la partecipazione ufficiale che, come anticipato da MF-Milano Finanza, Francesco Gaetano Caltagirone ha acquisito nella banca. L’imprenditore romano, azionista di Generali, di Mediobanca e di Anima Holding, detiene un pacchetto di oltre 15 milioni di azioni pari allo 0,98% del capitale attraverso Gamma srl. Nel corso dell’assise il veicolo ha votato a favore di tutte le delibere all’ordine del giorno e ha appoggiato la lista presentata dal board uscente che confermava Castagna e Tononi. (riproduzione riservata)