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Banco Bpm alza il prezzo dell’opa su Anima a 7 euro

12 febbraio 2025, 08:50 Ultimo aggiornamento: 08:53

Banco Bpm alza il prezzo dell’opa su Anima, finalizzata al delisting, a 7 euro. I cda di Banco Bpm e la divisione assicurativa Banco Bpm Vita hanno reso noto che Poste Italiane e Fsi Sgr si sono impegnate ad aderire all’offerta pubblica di acquisto per un numero di azioni pari al 21% del capitale sociale della società di risparmio gestito guidata da Alessandro Melzi d'Eril. Tenendo conto di queste adesioni e delle azioni già detenute dal Banco (22%), il rialzo del prezzo offerto dovrebbe consentire alla banca guidata da Giuseppe Castagna di ottenere adesioni all’opa per oltre il 43% circa del capitale di Anima. Oltre a Poste Italiane con il 11,95% e a Fsi Sgr con il 9,77%, l’altro azionista rilevante di Anima è Caltagirone con il 3,46%. La società di risparmio gestito detiene poi 9.441.730 azioni proprie, pari al 2,96% del capitale.

 


Gli impegni presi da Poste e Fsi Sgr, è precisato nel comunicato, sono soggetti ad alcune condizioni, tra cui l’autorizzazione del prezzo dell’offerta da parte dell’assemblea degli azionisti di Banco Bpm, convocata per il prossimo 28 febbraio per deliberare anche l’aumento da 6,20 euro (premio dell’8,5% rispetto al prezzo del 5 novembre 2024; 1,6 miliardi di euro) a 7 euro (+6,98 euro il prezzo di chiusura del titolo in borsa l’11 febbraio), cum dividendo, del corrispettivo offerto nell’ambito dell’opa e la facoltà di rinunciare, in tutto o in parte, a una o più delle condizioni di efficacia dell’offerta non ancora soddisfatte.  Il nuovo prezzo, si legge ancora nel comunicato, «rappresenta una valorizzazione implicita di Anima pienamente in linea con quella di altre realtà operanti nell’asset management ed è coerente con la valorizzazione fondamentale della società derivante dall’attualizzazione dei flussi finanziari futuri attesi».

 


La banca ha ribadito che l’operazione è di «rilevanza strategica» per il gruppo. L’opa si inserisce, infatti, nel contesto del nuovo piano industriale, aggiornato il 12 febbraio (target di utile a 2,15 miliardi al 2027), che fa leva su un modello di crescita dei ricavi fortemente incentrato sulle fabbriche di prodotto. Il potenziale della rete distributiva sarà affiancato da quello della nuova fabbrica integrata assicurazione vita e risparmio gestito, in base all’esito dell’opa. Un nuovo assetto che permetterà «una stabile e duratura crescita del conto economico», anche in chiave di diversificazione dei ricavi, importante nell’attuale scenario di riduzione dei tassi di interesse. Se l’opa andrà in porto, a fine piano l’incidenza dei proventi non da interessi sul totale dei ricavi si porterà dall’attuale 40% al 50% e l’apporto complessivo ai ricavi del gruppo delle fabbriche prodotto, che nel piano precedente era stimato pari a 1,2 miliardi di euro al 2026, aumenterà a 1,7 miliardi al 2027. Rispetto al dato del piano è anche previsto un incremento del 10% dell’utile per azione.

 


A oggi Banco Bpm ha già ottenuto l’autorizzazione Antitrust, Golden Power e Modifica statutaria, invece devono ancora avverarsi le condizioni relative alla soglia di adesioni all’offerta (l’ottenimento di almeno due terzi del capitale sociale della società milanese di asset management) e quella connessa al via libera da parte della Bce dell’applicabilità del danish comprise, che consente alla banca di mantenere condizioni regolamentari favorevoli. Proprio sul fronte regolamentare nelle scorse settimane era emerso qualche ritardo sulla tabella di marcia.  Bce ha chiesto chiarimento in merito a un’interpretazione fornita dall’Eba lo scorso anno. In base all’autorità bancaria europea il beneficio patrimoniale può essere esteso non solo alle banche che comprano assicurazioni, ma anche alle acquisizioni effettuate dagli istituti di credito con le proprie controllate assicurative. Questa è appunto l’accezione della norma che verrebbe applicata nel caso Banco Bpm-Anima e che per il momento costituisce quasi un unicum nel panorama europeo. Fonti vicine a Piazza Meda assicurano che gli approfondimenti in corso a Francoforte sono un puro ritardo tecnico, ma è difficile negare la pur remota possibilità di un rischio regolamentare per il deal. 



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