Italia, Germania e Francia chiedono alla Commissione Ue di bloccare nuove regole sulle banche europee e di mettere in primo piano la competitività del settore nel contesto internazionale. La richiesta è stata espressa in una lettera di tre pagine firmata dai direttori generali del Tesoro dei tre Paesi, tra cui Riccardo Barbieri Hermitte.
Il documento, consultato da MF-Milano Finanza, precisa inoltre sei aree nelle quali occorrono correzioni: tra le proposte ci sono possibili modifiche di Basilea 3+ (se gli Usa, come sembra, non aderiranno agli standard internazionali), la «semplificazione» delle normative, la richiesta di «proporzionalità» all’Eba, il rilancio delle cartolarizzazioni (anche con una garanzia Ue), una disciplina macroprudenziale «flessibile» e una regolamentazione «più realistica» sul clima (soprattutto per quanto riguarda il green asset ratio). Inoltre è stato richiesto alla Commissione un rapporto sulla competitività del settore bancario entro metà 2025, in anticipo rispetto al report già previsto entro fine 2028.
I tre direttori generali del Tesoro evidenziano nella lettera che le regole Ue definite in passato «richiedono ancora tempo e sforzi per essere propriamente introdotte», perciò occorre «astenersi dal lanciare nuove iniziative su larga scala nel breve-medio termine». Al contrario, si osserva nella lettera, è «importante porre maggiore enfasi sulla competitività del settore finanziario, soprattutto bancario, e della sua capacità di finanziare l’economia». In questo ambito, secondo i tre Paesi, «l’Unione Europea deve riconquistare la capacità di competere a livello globale. Quanto più competitivi sono i sistemi bancari, incluso i campioni nazionali, meglio essi saranno equipaggiati per finanziare gli obiettivi chiave europei, come la doppia transizione (climatica e digitale, ndr), l’autonomia strategica e il potenziamento delle capacità nella difesa».
Il tema della competitività delle banche europee è stato affrontato anche nel rapporto Draghi che ha evidenziato la minore redditività e le dimensioni inferiori rispetto ai gruppi Usa. Jp Morgan da sola capitalizza più delle dieci maggiori banche Ue. Riguardo alla nascita di campioni europei in grado di competere meglio a livello internazionale, resta sullo sfondo anche la vicenda Unicredit-Commerzbank, non citata nella lettera.
Quanto alle proposte, nel dettaglio, i tre direttori del Tesoro hanno chiesto «un terreno di gioco livellato rispetto alle altre giurisdizioni» in termini di «tempistiche», «sostanza» e «carico operativo» delle regole. Il riferimento esplicito è ai requisiti di liquidità di lungo termine (net stable funding ratio) e alle regole di mercato di Basilea 3+ che partiranno nel 2026 invece che nel 2025 (la cosiddetta «fundamental review of the trading book»). Ma l’Ue, secondo i tre Paesi, deve pensare anche a una modifica più ampia della disciplina bancaria e «prepararsi ad adottare una proposta legislativa nel caso gli Usa decidessero come atteso di divergere in modo significativo dagli standard di Basilea».
All’Eba è stato richiesto di «non andare oltre quanto strettamente necessario». Inoltre per i direttori generali del Tesoro le cartolarizzazioni devono essere «rivitalizzate» con una revisione dei requisiti di capitale e poi attraverso la promozione di una «schema di garanzia Ue» con una commissione di mercato (una specie di Gacs europea). Così, secondo i tre Stati, si potrebbero indirizzare più finanziamenti verso aree di interesse, come clima e digitale, aumentando la standardizzazione degli strumenti. Sui rischi climatici, invece, «il primo passo» secondo la lettera potrebbe essere la revisione del green asset ratio, un rapporto che penalizza per esempio i finanziamenti alle pmi non ancora allineate con le normative green. (riproduzione riservata)