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Banche, rischi sulla liquidità. Ecco le lezioni delle crisi di Svb e Credit Suisse secondo il Comitato di Basilea

14 ottobre 2024, 21:30 Ultimo aggiornamento: 22:14

Il rapporto del Comitato di Basilea a ministri e banchieri centrali del G20. Gli indici di liquidità (Lcr e Nsfr) potrebbero non segnalare le crisi degli istituti. Servono informazioni più frequenti e stress test più robusti

Gli indici di liquidità delle banche potrebbero non essere efficaci nel segnalare in anticipo la crisi di un istituto di credito. È questo uno dei punti evidenziati nel rapporto del Comitato di Basilea sulle crisi del 2023, tra cui quelle di Svb e Credit Suisse. Il documento è stato inviato a ministri finanziari e banchieri centrali del G20. Altri suggerimenti riguardano la frequenza delle informazioni inviate dalle banche, gli stress test e il monitoraggio dei rischi a livello di singole società (e quindi non solo a livello consolidato).

Riguardo all’indice di liquidità di breve termine (Liquidity Coverage Ratio o Lcr), che serve per assicurare 30 giorni di resistenza di una banca a deflussi significiativi, il Comitato di Basilea ha ricordato l’esperienza di Credit Suisse. Nel caso della banca svizzera, gran parte del requisito è stato necessario per coprire il fabbisogno giornaliero di liquidità operativa anziché i potenziali deflussi di 30 giorni. Questo elemento «solleva interrogativi sulla struttura dell’Lcr». Allo stesso modo, secondo il Comitato di Basilea, «la velocità e l’entità dei deflussi di depositi degli istituti in difficoltà suggeriscono che le banche non possono sempre contare su una finestra temporale estesa, ad esempio di 30 giorni, per risolvere i problemi di liquidità».

I problemi degli indici di liquidità

L’organismo della Banca dei Regolamenti Internazionali (Bri) ha riconosciuto che gli indici di liquidità «non possono prevenire tutte le corse agli sportelli e devono essere integrati da altri strumenti», ma ha aggiunto che «le turbolenze mettono in discussione la portata dei rischi coperti e i tassi di deflusso attualmente ipotizzati nell’Lcr». Per il Comitato di Basilea «si potrebbe porre maggiore attenzione al ruolo dell’Lcr per guadagnare tempo in modo che banche e autorità possano agire in periodi di stress». Anche riguardo all’indice di liquidità di lungo termine (Net Stable Funding Ratio o Nsfr), il rapporto osserva che nel caso di Credit Suisse non è mai finito sotto il minimo (100%) ed è anzi aumentato prima della crisi.

I deflussi ingenti

I dissesti del 2023 hanno mostrato deflussi ingenti a causa dei problemi dei modelli di business, della struttura dei bilanci dei gruppi coinvolti e della concentrazione dei depositi (per esempio nei confronti di imprese tech nel caso di Svb). I deflussi sono stati molto superiori a quelli ipotizzati negli indici: Svb ha visto svanire l’85% dei depositi in due giorni, Credit Suisse il 25% in sette giorni. Nel 2007 Northern Rock aveva perso il 20% dei depositi in quattro giorni.

Il Comitato di Basilea ha inoltre osservato che le autorità devono verificare la solidità degli stress test, mentre «la frequenza dei controlli può essere aumentata». Su questo punto la Bce si è già mossa, come aveva annunciato nel luglio 2023 l’ex presidente della Vigilanza Andrea Enria in un’intervista a MF-Milano Finanza.

Le lezioni delle crisi 2023

Secondo l’organismo della Bri, nel complesso le principali sfide emerse dalle crisi del 2023 riguardano l’entità dei depositi fuoriusciti, la capacità delle banche di rispondere alle tensioni sulla liquidità e anche il ruolo di social media e digitalizzazione nell’aumentare le turbolenze. Nell’arco di undici giorni, dall’8 al 19 marzo 2023, quattro banche con un patrimonio totale di circa 900 miliardi di dollari sono state chiuse.

I fallimenti hanno innescato una crisi di fiducia sul settore bancario che ha obbligato alcuni Paesi a interventi pubblici come la fornitura di liquidità da parte delle banche centrali, la definizione di garanzie governative e l’estensione dei sistemi di garanzia dei depositi. In questi ambiti l’Europa è ancora vulnerabile, nonostante l’area abbia evitato le crisi del 2023 (a differenza di Usa e Svizzera) grazie a una maggiore efficacia della supervisione. (riproduzione riservata)



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