Il settore bancario europeo potrebbe essere a un «punto di svolta», secondo quanto osservato dall’Eba nell’analisi annuale dei rischi e nel giorno della pubblicazione dell’esercizio di trasparenza per le banche. Gli istituti di credito hanno raggiunto massimi di redditività a giugno: il roe ha toccato l’11%, il livello più alto dalla crisi finanziaria. Ma ora «la redditività potrebbe rallentare a causa della bassa domanda di prestiti e della crescita modesta degli attivi. Inoltre la raccolta potrebbe diventare più costosa, con un impatto negativo sui margini di interesse», ha osservato l’Eba. Sulla scia dei roe, anche i dividendi e i buyback hanno raggiunto livelli record nel 2022: gli istituti europei hanno distribuito 63 miliardi agli azionisti, rispetto ai 48 miliardi che avevano pianificato a inizio 2022.
Le banche hanno aumentato le risorse raccolte sul mercato. E presto potrebbero essere obbligate anche ad aumentare i tassi sui depositi: «L’aumento del costo della raccolta di mercato aumenterà la pressione a raccogliere più depositi. Questo potrebbe richiedere alle banche di aumentare la loro remunerazione».
Alcuni istituti dovranno impegnarsi anche per raccogliere titoli più rischiosi (sottoponibili a bail-in) con cui raggiungere i requisiti Mrel: al momento 57 banche, che rappresentano il 13% degli asset totali, non hanno raggiunto le soglie richieste. Due terzi delle banche hanno emesso finora bond Esg, anche se i titoli verdi sono aumentati nel 2023 con un tasso inferiore a quello dei bond complessivi. Sempre in tema Esg, le banche comunque «considerano una priorità per il futuro offrire prestiti sostenibili a un ampio spettro di clienti, compresi quelli al dettaglio, nonostante gli ostacoli individuati dalle banche, come la mancanza di dati e l’incertezza normativa», secondo l’Eba.
Nel complesso la liquidità del settore rimane alta: l’indice a breve termine, il liquidity coverage ratio (Lcr), è al 160%, rispetto al minimo del 100%, ma è in calo per la restituzione dei rifinanziamenti Tltro alla Bce e per la riduzione del bilancio (Quantitative Tightening) della banca centrale.
Anche in tema di npl, le banche hanno raggiunto una posizione di sicurezza: i crediti deteriorati hanno toccato il minimo storico all’1,8% dei prestiti totali. «La qualità degli asset rimane solida, ma la crescita economica contenuta e i livelli elevati dei tassi creano sacche di rischio», ha osservato l’Eba. «La probabilità di un deterioramento della qualità degli attivi è in aumento. Le banche dovrebbero valutare il rischio di credito in modo prudente e garantire accantonamenti sufficienti». Nel primo semestre di quest’anno gli afflussi di npl sono stati superiori ai deflussi e le banche hanno ancora segnalato una quota «relativamente elevata» di prestiti Stage2 (9,1% del totale).
Per l’autorità Ue il settore bancario resta vulnerabile ai rischi geopolitici e agli sviluppi di alcuni mercati, come le esposizioni al real estate commerciale Usa. Inoltre secondo l’Eba il rischio operativo è aumentato negli ultimi anni, anche a causa delle tensioni geopolitiche. Tra i pericoli crescenti, per l’autorità bancaria, ci sono il rischio di perdite dovute a comportamenti scorretti e frodi. Inoltre, in un contesto di digitalizzazione e di crescente importanza delle nuove tecnologie, le banche «diventano più vulnerabili ai rischi digitali e informatici» secondo l’Eba, che ha invitato gli istituti ad affrontare anche i rischi legati alla criminalità finanziaria, al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo. (riproduzione riservata)