Via alla nuova normativa sul capitale delle banche. Le regole finali di Basilea 3 (note anche come Basilea 3+) sono state pubblicate in Gazzetta Ufficiale ed entreranno in vigore tra 20 giorni (si tratta del regolamento Crr3 e della direttiva Crd6). Per l’Italia una norma di rilievo riguarda il congelamento del valore di una parte significativa dei titoli di Stato nei bilanci delle banche fino al 2025 ai fini patrimoniali.
Gli istituti potranno così applicare la normativa dal terzo trimestre, dato che l’entrata in vigore del testo è successiva al 30 giugno e quindi al primo semestre. Resta ora soltanto l’incognita sulla parte di Basilea legata ai rischi di mercato, che sarà rinviata al 2026 con un atto delegato della Commissione Ue, in risposta alla frenata sulla materia negli Usa.
Quanto al congelamento dei titoli di Stato, come anticipato da MF-Milano Finanza, è stato prolungato per tre anni il filtro prudenziale (scaduto a fine 2022) che permette alle banche di non considerare nel capitale le variazioni di prezzo dei titoli detenuti nella categoria «Fair value through Other Comprehensive Income» dove sono inseriti in gran parte i bond disponibili per la vendita, circa la metà del portafoglio complessivo sui titoli pubblici.
Il patrimonio delle banche sarà così meno volatile rispetto a eventuali scossoni sui titoli di Stato. Solo il portafoglio per il trading sarà soggetto ai prezzi di mercato. Ieri lo spread Btp-Bund è salito di 6 punti base a quota 155.
Nel complesso la normativa di Basilea 3 aumenta i requisiti di capitale per le banche, soprattutto quelle che fanno ampio uso dei modelli interni. In questo ambito gli istituti dovranno rispettare soglie minime (attraverso il cosiddetto output floor), anche se è previsto un rilevante regime transitorio.
Una misura riguarda soprattutto la partecipazione di Mediobanca in Generali. Le nuove norme consentiranno alle banche con quote assicurative di mantenere lo sconto patrimoniale sulle partecipazioni (noto come Danish Compromise) a tempo indeterminato, non più fino a fine 2024.
Le quote non saranno dedotte dal capitale ma ponderate, quindi ci sarà un minore assorbimento di patrimonio. Così Mediobanca non avrà più pressione regolamentare a cedere la quota in Generali. Per l’istituto il beneficio patrimoniale, già incluso nel piano 2023-2026, è dell’1% di capitale.
In tema di crediti deteriorati, invece, è stata prorogata fino a fine 2024 la norma che permette di non penalizzare i requisiti di capitale in caso di vendite ingenti di npl. È stato dato mandato all’Eba per rivedere il trattamento delle ristrutturazioni onerose ai fini della classificazione in default.
Inoltre sarà prevista una ponderazione pari allo 0% per le quote nei capitali delle banche centrali (quindi le quote in Bankitalia non peseranno sul capitale). Inoltre sono state aggiornate le normative sul «fit and proper», cioè sui requisiti di idoneità dei banchieri, tenendo conto dei sistemi come quello italiano nei quali le verifiche sono in buona parte dopo la nomina.
Intanto è arrivato l’ok del Consiglio Ue alle norme sulle crisi bancarie (note come Cmdi, anticipate su MF-Milano Finanza del 18 giugno) che aumentano lo spazio per i fondi di tutela nazionali nei dissesti anche se con maggiori condizioni per l’uso del Single Resolution Fund europeo. (riproduzione riservata)