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Banche, nelle crisi più spazio ai fondi di tutela dei depositi nazionali. Ma diventa più difficile l’uso di risorse Ue

17 giugno 2024, 22:00 Ultimo aggiornamento: 18 giugno 2024, 11:23

In arrivo l’ok del Consiglio Ue. Più margini per usare gli schemi di tutela dei depositi nei dissesti delle banche con interventi preventivi e alternativi. Condizioni stringenti invece sull’impiego del Fondo di Risoluzione Ue. Concessioni agli Ips tedeschi. No ai requisiti Mrel per le piccole banche. Sciolto il nodo della governance del Srb. La proposta dei governi si allontana da quella del Parlamento Ue

Il Consiglio Ue darà con ogni probabilità mercoledì 19 l’ok alle nuove regole sulla gestione delle crisi bancarie (il pacchetto è noto come Cmdi, Crisis Management Deposit Insurance). La proposta dei governi si allontanerà da quella del Parlamento Ue. Il Consiglio concederà più margini per usare i fondi di tutela dei depositi nazionali (Dgs), come il Fitd italiano, mentre porrà condizioni stringenti per l’impiego del fondo europeo (Srf, Single Resolution Fund). Così ci sarà più libertà per gestire le crisi bancarie con i Dgs, ma nello stesso tempo sarà complicato accedere alle risorse comuni europee.

Più spazio per i fondi di tutela dei depositi

Nelle crisi saranno consentiti ai fondi nazionali in modo più flessibile interventi preventivi, alternativi e in risoluzione. Questo sarà possibile attraverso l’ammorbidimento di aspetti tecnici come il test del «minor onere». Le procedure alternative (quando cioè una banca è già fallita) saranno a disposizione di tutti i fondi di garanzia nazionali (Dgs). Invece gli interventi preventivi saranno concessi ai fondi non pubblici, come il Fitd, che ha ricevuto in tal senso la certificazione della Corte di Giustizia Ue con la sentenza Tercas.

C’è stata così una totale inversione di rotta in Europa rispetto al 2015, quando l’uso del Fitd era stato bloccato dalla Commissione Ue, con un intervento che ha causato danni rilevanti per l’Italia e che è stato poi bocciato dai giudici europei. In futuro invece i fondi nazionali avranno un ruolo centrale nei dissesti.

Concessioni agli Ips tedeschi

Gli interventi preventivi saranno possibili anche per gli Ips tedeschi, ovvero gli schemi di protezione istituzionale che hanno un peso significativo nel settore bancario in Germania. Il ministro delle Finanze tedesco Christian Lindner aveva chiesto l’esenzione totale dalle nuove regole per gli Ips. In sostanza Lindner voleva mano libera assoluta nelle crisi. Questo punto non è stato concesso alla Germania, ma gli Ips potranno comunque operare con condizioni di grande favore nelle crisi.

No ai requisiti Mrel per banche piccole

I fondi di tutela nazionali potranno fare da «ponte» per l’utilizzo del Srf europeo ma a condizioni stringenti. La procedura dovrà essere approvata dall’Ecofin e sarà possibile solo per banche fino a 80 miliardi di totale attivo, che si finanziano soprattutto attraverso depositi.

Nel testo del Consiglio è stata evitata l’introduzione dei requisiti Mrel (ovvero l’emissione di titoli rischiosi svalutabili con il bail-in nelle crisi) per le banche che non andranno in risoluzione perché troppo piccole. Il perimetro delle risoluzioni è stato esteso a istituti di medie dimensioni, attraverso un allargamento del test del «pubblico interesse» che è stato però inferiore alle proposte di partenza.

Sciolto il nodo della governance del Single Resolution Board 

Nelle ultime settimane le discussioni si erano bloccate sul tema della governance del Single Resolution Board (Srb). Oggi le decisioni del Srb sono prese in gran parte dal board esecutivo di cinque membri. La presidenza belga e alcuni Stati più piccoli hanno spinto per dare potere di veto al consiglio che include anche i rappresentanti delle autorità nazionali (tra cui la Banca d’Italia). Alla fine è stato trovato un compromesso: le decisioni resteranno al comitato esecutivo ma il consiglio con le autorità nazionali potrà presentare un’opinione contraria non vincolante se sarà condivisa da almeno tre quarti dei membri.

Le discussioni con il Parlamento Ue

La proposta del Consiglio si allontana così da quella del Parlamento Ue che aveva adottato ad aprile un approccio inverso (più condizioni sui fondi nazionali, con impiego più semplice di quelli europei). L’accordo tra le due istituzioni su Cmdi sarà perciò complesso, a differenza di quello sulla Retail Investment Strategy su cui Consiglio e Parlamento sono in gran parte allineati (si veda MF-Milano Finanza del 14 giugno). Il trilogo sulle crisi bancarie inizierà non prima dell’autunno e proseguirà con ogni probabilità il prossimo anno con la nuova legislatura Ue. Il pacchetto Cmdi è del resto uno dei testi più complicati in Europa: è un passo, sebbene ancora limitato, verso l’Unione bancaria. L’accordo raggiunto dai governi è comunque un progresso, considerando le difficoltà persistenti sulla garanzia comune sui depositi. (riproduzione riservata)



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