L’Ue rinvia di un anno, al 2026, la stretta regolamentare di Basilea 3 sui rischi di mercato delle banche. Lo ha reso noto ieri a Francoforte Mairead McGuinness, la commissaria Ue ai Servizi finanziari. L’Europa ha scelto di rispondere così alla frenata della normativa negli Usa. La Fed ha reso noto nei giorni scorsi, in seguito alle pressioni dei banchieri americani (in primis il ceo di Jp Morgan Jamie Dimon), di voler presentare una nuova proposta sul testo definito a livello tecnico dal Comitato di Basilea. Serviranno mesi per una proposta legislativa negli Usa, con avvio atteso non prima del 2026. Così anche in Europa si è fatta strada l’ipotesi di un rinvio, in modo da evitare disparità regolamentari per banche che operano negli stessi mercati (come riportato su MF-Milano Finanza del 30 maggio).
Soprattutto la Francia, attraverso il presidente Emmanuel Macron e il governatore François Villeroy de Galhau, aveva spinto per rimandare l’avvio della normativa sui rischi di mercato (la cosiddetta Frtb, Fundamental Review of the Trading Book). Le banche francesi, assieme a quelle tedesche, sono le più colpite dalle nuove regole. Anche il ceo di Deutsche Bank, Christian Sewing, aveva chiesto un intervento della Commissione.
Il testo di Basilea 3 intanto sarà pubblicato proprio oggi in Gazzetta Ufficiale. La Commissione Ue presenterà un atto delegato per rinviare le norme sui rischi di mercato, l’unico ambito su cui Bruxelles può intervenire attivando un’eccezione già considerata nella legislazione. La maggior parte delle regole saranno valide in Europa dal 2025. Alcune, come quelle sul filtro prudenziale per i titoli di Stato, partiranno tra 20 giorni, quindi saranno applicate dalle banche a partire dai bilanci di settembre, mentre non si farà in tempo per quelli del primo semestre.
Le autorità europee hanno chiesto un avvio puntuale e integrale di Basilea 3 a livello internazionale. Gli Stati Uniti hanno frenato nonostante le crisi nel 2023 delle banche regionali, tra cui Svb. Le norme internazionali, non applicate dagli istituti americani di medie dimensioni, avrebbero potuto fornire una protezione maggiore nella turbolenza dello scorso anno.
McGuinness, intervenuta ieri a una conferenza sull’integrazione finanziaria europea, ha osservato: «Il rinvio di un anno garantisce una parità di condizioni a livello globale per le grandi banche europee che competono con altri operatori mondiali. Inoltre ci dà il tempo di vedere cosa fanno gli altri. Speriamo che gli Usa introducano Basilea 3 il prima possibile».
La commissaria Ue ha lamentato l’assenza di progressi su normative comuni di insolvenza in Europa. Inoltre McGuinness ha criticato le proposte su inducement e Retail Investment Strategy «ammorbidite in modo significativo da Parlamento e Stati» (si veda MF-Milano Finanza del 14 giugno) e l’accordo dei governi sulle crisi bancarie (si veda MF-Milano Finanza del 18 giugno). La commissaria Ue ha poi auspicato un maggiore consolidamento tra le borse europee e una supervisione meno frammentata tra autorità nazionali.
In tal senso Piero Cipollone, membro del comitato esecutivo Bce, ha rilevato ieri che in Europa «sembra si stia creando la massa critica per affrontare lo scenario frammentato della vigilanza» sui mercati finanziari. La Bce vede con favore un’autorità centralizzata come l’Esma per le società più rilevanti, sul modello di quanto fa Francoforte per le banche. Per Cipollone comunque sarebbero possibili alternative come «un miglioramento della convergenza dei meccanismi di vigilanza, una diversa governance dell’Esma, un’opzionalità offerta alle imprese negoziate sui mercati, che così sceglierebbero su base volontaria di essere vigilate a livello europeo. Infine è possibile un approccio a due velocità», con una vigilanza centralizzata per alcuni Stati membri. (riproduzione riservata)