Il trilogo Parlamento-Consiglio-Commissione Ue ha raggiunto l’intesa sulle regole per le banche di Basilea3 dopo 14 ore di negoziato. L’accordo modificherà il regolamento e la direttiva sui requisiti di capitale (Crr e Crd). Sono state concordate le modalità di attuazione del cosiddetto «output floor» che prevede limiti all’uso dei modelli interni delle banche per il calcolo dei livelli patrimoniali.
Ci sono importanti novità che riguardano l’Italia. In particolare è stato approvato lo scudo sui titoli di Stato come riportato su MF-Milano Finanza del 9 novembre: è stato prolungato fino al 2025 il filtro prudenziale scaduto nel 2022 che permette di non considerare a livello patrimoniale le variazioni di prezzo dei titoli detenuti nella categoria «Fair value through Other Comprehensive Income» dove sono inseriti in gran parte i bond disponibili per la vendita, in genere circa la metà del portafoglio complessivo sui bond pubblici. La novità potrà essere applicata nei bilanci bancari 2023 se il testo finale di Basilea sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale prima di fine anno. Dopo l’accordo di ieri è molto probabile che si farà in tempo.
Inoltre in materia di crediti deteriorati, è stata prorogata fino al 2024 la norma che consente di non penalizzare i requisiti di capitale in caso di vendite ingenti (massive disposals) di npl. In seguito la Commissione Ue dovrà presentare una proposta legislativa se vorrà definire una nuova proroga.
Una misura riguarda soprattutto Mediobanca: secondo l’accordo Ue, il beneficio del Danish Compromise sulle partecipazioni assicurative sarà esteso a tempo indeterminato. Le quote non saranno dedotte dal capitale ma ponderate, quindi ci sarà un minore assorbimento di patrimonio. Così Mediobanca non avrà pressione regolamentare a cedere la quota in Generali, come anticipato su Milano Finanza.
«La conclusione del trilogo e l’accordo provvisorio su Basilea 3 evidenzia varie novità, tutte importanti, alcune complesse che incrementano necessità di capitali per le banche in Europa», hanno osservato il presidente dell’Abi Antonio Patuelli e il direttore generale Giovanni Sabatini. «Altre conclusioni vanno incontro alle richieste utili per le banche operanti in Italia e che in questi anni abbiamo avanzato con insistenza».
Tra queste l’Abi ha indicato le misure sulle cessioni massive di npl e il filtro prudenziale sui titoli di Stato. Inoltre l’Abi ha evidenziato il mandato all’Eba per rivedere il trattamento delle ristrutturazioni onerose ai fini della classificazione in default, la ponderazione allo 0% per le quote nei capitali delle banche centrali (quindi le quote in Bankitalia non peseranno sul capitale), la possibilità di escludere la holding dal perimetro di consolidamento, l’utilizzabilità dei terreni agricoli come garanzia dei finanziamenti, il migliore riconoscimento delle quote di fondi come garanzia delle esposizioni, l’assenza di aggravi patrimoniali associati ai fattori Esg nei requisiti di primo pilastro, la possibilità di beneficiare del fattore di supporto per le infrastrutture (che riduce l’assorbimento patrimoniale dei finanziamenti con questa finalità), un minore assorbimento per i mutui residenziali a determinate condizioni.
«Ora attendiamo e sollecitiamo una tempestiva pubblicazione di queste conclusioni sulla Gazzetta Ufficiale dell’Ue», hanno rilevato Patuelli e Sabatini. L’accordo deve essere ora confermato dal Consiglio e dal Parlamento. Nel complesso secondo le banche è stato raggiunto un compromesso equilibrato su un testo che comunque aumenta i requisiti di capitale. Un’incognita riguarda i molti rimandi a normative Eba di secondo livello che rendono incerto l’impatto finale per gli istituti.
Fino all’ultimo è rimasto in discussione il tema del «fit and proper». Alcuni parlamentari chiedevano una verifica ex ante sulle nomine dei banchieri, mentre il Consiglio si è opposto. Alla fine si è trovato un compromesso con un’analisi ex ante solo di alcuni requisiti (per esempio eventuali condanne), ma nel complesso il via libera resterà ex post come avviene oggi in Italia. «È stato trovato l’accordo su un dossier molto importante, fondamentale la proroga ottenuta sul filtro prudenziale per le esposizioni sovrane», ha sottolineato Marco Zanni (Lega), uno degli europarlamentari che hanno seguito i lavori.
I negoziatori hanno inoltre definito una maggiore proporzionalità nelle regole, in particolare per gli istituti piccoli e non complessi, con una semplificazione delle procedure Srep. È stato raggiunto un accordo anche sulle regole per salvaguardare l’indipendenza della vigilanza attraverso un periodo minimo per i membri delle autorità prima che possano assumere incarichi negli istituti vigilati. È stato inoltre concordato un regime prudenziale transitorio per le criptoattività e ci saranno modifiche per migliorare la gestione dei rischi Esg da parte delle banche. Inoltre è stato deciso di armonizzare i requisiti minimi applicabili alle filiali di banche di Paesi terzi. (riproduzione riservata)