
A seguito del sell-off sulle azioni delle banche dopo le elezioni europee, Marco Nicolai, analista di Jefferies, ha evidenziato, in un report raccolto da milanofinanza.it, che la sensibilità del capitale delle banche italiane allo spread Btp-Bund (è salito fino a 158 punti base dopo l’esito del voto alle Europee, ora scambia sotto 150 a 148,8 punti base) è diminuita notevolmente rispetto alle crisi passate ed è ora compresa tra 0 e 20 punti base, con un ampliamento di 100 punti base. La sensibilità ridotta si spiega con la quantità limitata di obbligazioni influenzate dai cambiamenti del fair value.

A seguito delle elezioni europee della scorsa settimana, lo spread Btp-Bund a 10 anni si è ampliato di meno di 20 punti base. Tuttavia, i prezzi delle azioni delle banche italiane sono diminuiti di circa l'8% (alla chiusura di lunedì 17 giugno rispetto al -5,5% dell’indice Ftse Mib). «Basandoci sulla sensibilità media, l'impatto sui Cet1 delle banche italiane di un ampliamento dello spread di 20 punti base è moderato, in media di 2 punti base», calcola Nicolai. Come mostrato nel grafico 1, la sensibilità del coefficiente patrimoniale, Cet1, a un ampliamento dello spread Btp-Bund di 100 punti base è in media di 10 punti base per le banche italiane. Quelle più sensibili sono Banca Generali, Banco Bpm e Unicredit, mentre le meno sensibili sono FinecoBank e Banca Mediolanum.

Nel complesso, l’esposizione delle banche italiane ai titoli di Stato italiani ammonta in media al 241% del Cet1 e all'11% del totale degli asset (grafico 3). Come mostra il grafico 4, la maggior parte delle obbligazioni, in media l'80%, sono contabilizzate al costo, il che significa che l'impatto dell'ampliamento dello spread sul capitale interessa solo il restante 20%, ciò spiega la limitata sensibilità del capitale a un ampliamento dello spread Btp-Bund.


Invece, l’esposizione delle banche italiane ai titoli di Stato francesi è in media pari al 37% del Cet1 e al 2% del totale degli asset (grafico 5). In media, il 70% di questi titoli sono contabilizzati al costo (grafico 6), il che implica anche una limitata sensibilità all'ampliamento dello spread francese, a ridosso dei massimi degli ultimi sette anni a 74 punti base post annuncio a sorpresa di elezioni anticipate a giugno.

«Il sell-off sulle banche francesi sembra eccessivo rispetto alla situazione delle banche italiane di due anni fa, quando la coalizione di centrodestra e destra vinse le elezioni», prosegue Nicolai. Allo stesso modo, e considerando anche l'assenza di implicazioni dirette significative sui risultati operativi o sui livelli di capitale delle banche italiane dalle prossime elezioni francesi, «vediamo il recente sell-off come un punto di ingresso favorevole per le banche italiane: abbiamo un rating buy su Unicredit, la nostra top pick nel settore, su Intesa Sanpaolo, Bper Banca, Credem e Banca Mediolanum», conclude l’esperto di Jefferies.
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