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Banche italiane, la redditività arriverà al picco quest’anno. Bankitalia si aspetta un calo nei prossimi due
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Banche italiane, la redditività arriverà al picco quest’anno. Bankitalia si aspetta un calo nei prossimi due

24 novembre 2023, 22:00

Peserà l’aumento del costo della raccolta e delle rettifiche su credito. Ma il roe resterà ampiamente positivo. Intanto i piccoli istituti superano lo stress test  

Le banche italiane sono vicine al picco in materia di redditività. Il roe, cioè il rendimento del capitale, supererà nel 2023 quello dell’anno prima. Nei prossimi due anni la redditività resterà «ampiamente positiva» ma ci sarà una discesa legata all’aumento del costo della raccolta e delle rettifiche su credito. Sono queste le stime della Banca d’Italia incluse nell’ultimo rapporto sulla stabilità finanziaria.

Secondo gli ultimi dati di Via Nazionale, il roe del settore al netto delle componenti straordinarie ha toccato il 13,2% a metà 2023, un livello che si confronta con il 9% dell’anno prima. L’incremento è legato soprattutto all’aumento del margine di interesse (+45%) sulla scia dei rialzi dei tassi della Bce. Un contributo positivo è arrivato dalle minori rettifiche sul credito (-35%).

La redditività è stata ancora più elevata nelle cinque maggiori banche che, secondo i dati elaborati da Value Partners (si veda Milano Finanza dell’11 novembre), hanno aumentato gli utili del 77% nei primi nove mesi del 2023 rispetto allo stesso periodo di un anno fa (da 8,9 a 15,8 miliardi). L’aumento del margine di interesse è stato del 57%, mentre le rettifiche su crediti si sono dimezzate. Unicredit ha ottenuto profitti per 6,7 miliardi (+68%), Intesa per 6,1 miliardi (+85%), Bper per 1,1 miliardi (-26% dovuto anche all’avviamento negativo per Carige), Banco Bpm per 943 milioni (+94%), Mps per 929 milioni (dalla perdita di 334 milioni dei nove mesi di un anno fa).

Le nubi all’orizzonte

Questo quadro roseo potrebbe in parte cambiare a causa di alcuni fattori. Innanzitutto il costo marginale della raccolta delle banche è in aumento e crescerà ulteriormente: era pari a zero a fine 2021 ed è ora poco sopra il 2%. L’incremento riflette la diminuizione del funding (-7% in 12 mesi) che ha riguardato fonti di liquidità a basso costo per le banche, come i depositi dei clienti e i rifinanziamenti Bce. Le famiglie italiane hanno ridotto i conti correnti a vista di 50 miliardi, mentre la loro esposizione sui titoli di Stato è aumentata di 100 miliardi grazie ai tassi più alti dei Btp che hanno fatto concorrenza a quelli offerti dalle banche. Nel resto d’Europa c’è stato un minore afflusso verso i bond sovrani e maggiore verso altri tipi di depositi con rendimenti più alti di quelli a vista.

Nei prossimi mesi così il graduale adeguamento degli interessi sui depositi avrà un effetto negativo sulla redditività. Gli istituti devono inoltre restituire 152 miliardi alla Bce, di cui la metà entro marzo 2024. Ma Bankitalia non è preoccupata grazie alla liquidità in eccesso che è pari a 192 miliardi. Gli indici di liquidità del settore sono largamente oltre il minimo del 100%, anche se in calo: quello a breve (Lcr) è al 175%, quello a lungo termine (Nsfr) al 134%. La solidità della raccolta dei gruppi italiani rende molto improbabile una crisi in stile Silicon Valley Bank poiché gli istituti, in caso di tensioni sui mercati, non avrebbero bisogno di cedere asset in perdita.

Un altro fattore in grado di abbassare i roe è il possibile aumento dei crediti deteriorati e di conseguenza delle rettifiche. Lo scenario è per ora positivo sui prestiti problematici: il divario delle banche italiane rispetto a quelle europee si è «sostanzialmente azzerato», ha osservato Bankitalia. Anche il tasso di deterioramento è salito in modo lieve all’1,1%, lontano dal 6% toccato durante la crisi del debito sovrano. Ma secondo le proiezioni della banca centrale il valore potrebbe salire al 3,2% nel 2025.

«L’andamento degli indicatori anticipatori del deterioramento non evidenzia particolari segnali di peggioramento della qualità del credito», ha rilevato Via Nazionale. Tuttavia «gli effetti del rialzo dei tassi di interesse e del quadro macroeconomico meno favorevole, non ancora interamente dispiegati, potrebbero incidere sulla futura capacità di rimborso dei debitori con una quota rilevante di prestiti a tasso variabile». La stretta Bce, che finora ha favorito le banche, peserà sempre più su famiglie e imprese e alla fine avrà anche conseguenze negative per gli istituti. Un altro rischio evidenziato da Bankitalia riguarda possibili gravi incidenti cibernetici: ce ne sono stati 20 nel primo semestre 2023, contro i 13 in tutto il 2022.

Le piccole banche superano lo stress test di Bankitalia 

Lo scenario è nel complesso positivo anche per le piccole banche (Lsi o less significant institutions). Il comparto ha superato lo stress test di Via Nazionale su 112 istituti: «Le Lsi italiane mostrano un’adeguata capacità di tenuta nello scenario avverso, con un Cet1 ratio medio finale dell’11,1%». Alla riduzione dal 16% di capitale di partenza contribuirebbero soprattutto la crescita degli oneri di gestione per l’inflazione e l’aumento del rischio di credito.

«Nel confronto con lo stress test condotto a livello europeo, considerando le sole Lsi con operatività tradizionale, la riduzione del patrimonio è maggiore di quella osservata per le banche italiane significative dell’1,5%», ha rilevato Bankitalia. Le piccole banche nell’esame hanno sofferto più delle grandi per rischio di credito e costi operativi ma hanno beneficiato di una maggiore crescita del margine di interesse. La Vigilanza ha evidenziato che «le banche che nello scenario avverso non sarebbero in grado di rispettare almeno uno dei requisiti prudenziali sono già da tempo all’attenzione della Banca d’Italia, anche attraverso l’adozione di interventi correttivi». (riproduzione riservata)



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