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Banche italiane, Jefferies spiega perché la manovra del governo non mette a rischio redditività e remunerazione
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Banche italiane, Jefferies spiega perché la manovra del governo non mette a rischio redditività e remunerazione

16 settembre 2025, 13:00 Ultimo aggiornamento: 19:34

L’intero settore perde quasi l’1% in borsa in scia alla possibilità che il governo posticipi fino al 2027 la compensazione fiscale tramite le imposte differite attive presenti nei bilanci delle banche. Rassicurazioni da Equita, Intermonte e Jefferies

L’indice Ftse Italia All Share Banks ha perso l’1,60% con tutte le banche italiane, eccetto Banco Bpm (+0,27% in chiusura), sotto pressione (Unicredit -1,3%, Intesa Sanpaolo -2,30%, Bper Banca -1,54%, Mediobanca -2,32%, Popolare di Sondrio -0,68%) in scia alla possibilità che il governo Italiano posticipi ulteriormente, fino al 2027, la compensazione fiscale tramite le cosiddette Dta, le imposte differite attive, presenti nei bilanci.

La mossa permetterebbe di ottenere 1,5 miliardi di euro aggiuntivi per la prossima manovra, oltre ai circa 1,5 miliardi ottenuti lo scorso anno, quando era stata proposta e messa in atto con l’accettazione da parte degli istituti di credito. Ma Equita non vede generare impatti rilevanti per il settore.

La manovra del governo non mette a rischio redditività e remunerazione

L’eventuale manovra, ha confermato Intermonte, non metterebbe a rischio la profittabilità e la remunerazione delle banche, in quanto sospende la compensazione «cash» tramite crediti fiscali, intaccando solidamente la liquidità degli istituti.

Né andrebbe ad intaccare le Dta «off-balance», le quali permettono di avere una plusvalenza fiscale dopo la linea dell’utile pre-tasse e, di conseguenza, di abbattere il carico fiscale a livello di conto economico. La manovra andrebbe, quindi, a sospendere la compensazione tra crediti e debiti fiscali fino al 2027, dopo la quale, di fatto, potrebbe riprendere la compensazione.

Se strutturato come la versione precedente, anche Jefferies non si aspetta effetti negativi rilevanti per le banche italiane, in quanto il conto economico non viene impattato, mentre l’utilizzo delle altre Dta continua a sostenere il capitale regolamentare.

Al contempo, ha aggiunto il broker, i commenti del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, sembrano costruttivi per il settore, evidenziando un approccio «cooperativo» sul tema. Infatti, dopo aver ammesso che questa è una delle misure allo studio, Giorgetti ha sottolineato l’importanza di proseguire il dialogo con le banche su questo dossier. 

L’effetto sulle banche e i benefici per il governo

Dunque, il congelamento di alcune categorie di Dta non danneggia i conti economici delle banche, poiché non comporta un aumento dell’aliquota fiscale, ma modifica il modo in cui le banche pagano le imposte: più liquidità e altre tipologie di Dta utilizzate e meno Dta convertibili impiegate.

«Questo genera inizialmente maggiori entrate fiscali per il governo, compensate poi da minori incassi quando l’utilizzo delle Dta convertibili riprende», ha spiegato Jefferies. Le maggiori entrate fiscali legate a queste misure, secondo le stime del Ministero dell’Economia nella precedente legge di bilancio, ammontavano a 3,1 miliardi di euro per il 2025 e a 1,5 miliardi per il 2026 con un effetto di compensazione a partire dal 2027.

La questione nei dettagli

La legge di bilancio dello scorso anno si è concentrata principalmente sul congelamento di una specifica tipologia di Dta, note come Dta convertibili. Si tratta di Dta derivanti da perdite su crediti e dall’ammortamento di avviamento e attività immateriali, che possono essere convertite in crediti d’imposta.

Queste rappresentano le Dta di «alta qualità», incluse nel capitale regolamentare delle banche. E bisogna seguire un calendario prestabilito per l’utilizzo delle Dta, dando priorità a quelle convertibili di alta qualità. Il congelamento dell’uso di queste ultime consente un assorbimento anticipato delle altre categorie, quelle di «qualità inferiore» che vengono dedotte dal capitale regolamentare.

Anche se la legge di bilancio ha introdotto limiti più stringenti sull’ammontare di Dta non convertibili utilizzabili nel 2025, queste altre categorie, ha concluso Jefferies, hanno, comunque, continuato a contribuire alla generazione di capitale delle banche italiane nel 2025. (riproduzione riservata)



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