Le banche italiane sono favorevoli a proseguire i lavori sull’euro digitale, consapevoli dell’importanza del progetto per la sovranità monetaria europea. Nello stesso tempo l’Abi ha evidenziato la necessità di portare avanti anche le soluzioni private sui pagamenti e di considerare i costi dell’euro digitale e il possibile impatto sulla liquidità.
Si tratta di una posizione non lontana da quella della Bce e della Commissione Europea e che invece si differenzia da quella del relatore del Parlamento Ue Fernando Navarrete, appoggiata dalle banche tedesche e francesi.
Navarrete ha proposto di avviare subito soltanto la versione offline della valuta digitale, mentre ha vincolato quella online alla «assenza di una soluzione di pagamento privata retail paneuropea», come sarebbe Epi (European Payments Initiative), il progetto sostenuto dai gruppi tedeschi e francesi (si veda sul tema MF-Milano Finanza del 5 novembre).
La Bce e la Commissione Europea sono da tempo a favore dello sviluppo delle iniziative delle banche, ma vogliono avviare in tempi stretti anche la versione online dell’euro digitale, senza vincolarla necessariamente ai progressi degli istituti privati.
La convinzione di molti è che non ci sia opposizione tra soluzioni pubbliche e private: al contrario le prime facilitano le seconde grazie all’avvio di standard comuni nei pagamenti e alla riduzione delle commissioni degli istituti nei confronti dei circuiti internazionali come Visa e Mastercard.
In questo quadro, il presidente dell’Abi Antonio Patuelli ha detto di non essere meravigliato per le differenti opinioni nel Parlamento Ue e che «la partita è diventata politica». Perciò Patuelli andrà a Bruxelles nei prossimi giorni per capire le ragioni dell’evoluzione «non rapidissima» del progetto.
Patuelli al seminario annuale dell’associazione a Firenze ha aggiunto che in futuro ci sarà un sistema misto tra iniziative pubbliche e private.
Il direttore generale dell’Abi Marco Elio Rottigni ha osservato: «La nostra posizione è chiara: il mandato dei nostri associati, deliberato anche dal comitato esecutivo, è quello di collaborare sull’euro digitale sotto la spinta della Bce e nello stesso tempo di lavorare a sistemi di pagamento integrati tra Paesi».
Rottigni ha poi precisato di non essere d’accordo con il rapporto Navarrete e ha aggiunto: «Siamo consapevoli del fatto che se vogliamo parlare di sovranità monetaria possiamo solo andare verso un concetto di euro digitale, tuttavia siamo convinti che possono coesistere soluzioni diverse».
Nei giorni scorsi la Bce e la Banca d’Italia hanno rassicurato sui costi del progetto, ricordando che quelli dell’infrastruttura saranno a carico dell’Eurosistema, mentre le banche dovranno sostenere oneri contenuti di adattamento.
Sul punto l’Abi ha mostrato maggiori preoccupazioni: «I costi sono su Bce e banche, non sugli Stati», ha detto Patuelli, sottolineando che gli oneri finali potrebbero essere superiori a quelli previsti.
Inoltre il presidente dell’Abi ha indicato il possibile impatto sulla liquidità bancaria, anche se l’euro digitale avrà limiti al possesso e altri strumenti per evitare rischi per la stabilità finanziaria.
Nei giorni scorsi l’associazione delle banche tedesche si è invece espressa in modo netto a favore dell’approccio del rapporto Navarrete e ha sottolineato che «l’euro digitale non deve indebolire l’attuale e ben funzionante sistema di pagamento, ma piuttosto integrarlo in modo significativo». (riproduzione riservata)