L'Italia genera «abbondante risparmio, che costituisce uno dei nostri principali punti di forza ed è un elemento imprescindibile per assicurare uno sviluppo sociale, economico e duraturo. Nonché ha rappresentato un motore per la ricostruzione del Paese e più recentemente ha permesso di superare gli shock a partire dalla crisi finanziaria del 2009». Ecco perché bisogna «creare le condizioni affinché il nostro risparmio non fluisca fuori dai confini nazionali ed europei e verso strumenti a basso rischio e rendimento». Queste le parole del ministro dell’Economia , Giancarlo Giorgetti, intervenuto in videocollegamento con la Giornata mondiale del risparmio 2025 organizzata dall’Acri.
In questa direzione «lo sviluppo del mercato dei capitali è una delle priorità del governo, perseguita attraverso una serie di iniziative che si sviluppano in parallelo e in sintonia con la strategia europea per l’Unione dei Risparmi e degli Investimenti».
Intanto l’Italia «sta facendo la sua parte», afferma il titolare del Mef, ricordando che la «Legge Capitali ha rimosso vincoli normativi e operativi all'accesso al mercato, introdotto misure che stimolano la canalizzazione degli investimenti finanziari verso l'economia reale e, infine, attribuito una delega al Governo per riformare l'ordinamento finanziario e il Codice Civile». Inoltre, prosegue, «lo scorso 8 ottobre il Consiglio dei ministri ha approvato il primo decreto attuativo della delega, su risparmio gestito, mercati ed emittenti, cui farà seguito un secondo in ambito sanzionatorio penale e amministrativo».
Per sviluppare un mercato finanziario ben funzionante, non basta però «lavorare sull'efficienza dell'infrastruttura e delle regole, occorre anche favorire l'afflusso dei capitali», segnala Giorgetti.
Dal canto suo lo Stato attraverso le garanzie può e deve essere un «motore per il credito e i nuovi investimenti soprattutto laddove il mercato da solo non vi riesce in modo efficiente. Senza mai sostituirsi al merito creditizio né eliminare il rischio. Questo va assunto «agendo con responsabilità», ha sottolineato il ministro dell'Economia.
L’efficacia dell’intervento pubblico non si misura con i volumi garantiti ma in ciò che quell’azione produce. Occorre dunque «selezionare investimenti che, senza la garanzia pubblica, non sarebbero stati avviati (o sarebbero stati avviati tardi o in modo parziale). Questo - ha spiegato Giorgetti - è il requisito di addizionalità che abbiamo posto al centro della nostra azione e che vogliamo ulteriormente rafforzare. È fondamentale che chi gestisce questi strumenti di intervento dello Stato nell’economia ne valuti con scrupolo, ex-ante e ex-post, l’effettiva efficacia dei finanziamenti concessi».
Il Mef sta inoltre «lavorando per rendere il sistema delle garanzie pubbliche un pilastro della politica industriale e infrastrutturale, con l’ottica di coinvolgere fondi pensione, fondi sanitari e assicurazioni, canalizzando il risparmio nazionale in progetti ad alto impatto e riducendo il costo del capitale per le imprese perché solo con il contributo di tutto l’ecosistema del risparmio e della finanza possiamo sostenere l’innovazione e la crescita del Paese». A tal fine, un «ruolo fondamentale può essere svolto dai comparti assicurativo e previdenziale, i cui quadri legislativi scontano ancora notevoli rigidità».
Nello specifico, lo sviluppo della previdenza complementare risponde innanzitutto all'interesse dei singoli, attraverso una riduzione del pension gap. La crescita del comparto va anche a beneficio della collettività e del sistema Paese, con l'afflusso di «capitale paziente» alle imprese e all'economia reale, all'interno di strategie di investimento oculate, ma che sappiano conseguire la migliore combinazione rischio-rendimento. A questo proposito «ravviso ampi margini di miglioramento e iniziative del governo in tal senso».
Non si può però ignorare il fatto che «nel nostro Paese larga parte del risparmio è nel sistema bancario che oggi è nelle condizioni migliori per sostenere economia», secondo il ministro. Non solo l’afflusso del risparmio negli istituti «è elevato e continuo, soprattutto nella componente dei depositi, quella meno onerosa per le banche». Ma soprattutto I tassi d'interesse «continuano a diminuire, sia per l'allentamento monetario, sia per il miglioramento del rating sovrano, fattore di cui beneficia l'intera economia e in particolare il sistema bancario».
Quindi «si fatica a comprendere come l'andamento del credito rimanga debole, soprattutto nella componente a lungo termine - che dovrebbe sostenere l'attività di investimento - e sia ancora in diminuzione verso le imprese più piccole». Certamente, spiega Giorgetti, «giocano un ruolo i fattori di domanda, anche per la generale situazione di incertezza che stiamo affrontando; mi aspetto tuttavia un più forte dinamismo dal lato dell'offerta e, in particolare, una maggiore capacità delle banche di interpretare il ruolo di catalizzatore delle iniziative imprenditoriali meritevoli, che certo non mancano».
Insomma «le banche devono tornare a dedicare il massimo delle loro energie alla tradizionale attività di raccolta del risparmio ed erogazione del credito, puntando uno sul margine di interesse indicatore fedele della gestione caratteristica bancaria, due sul consolidamento di rapporti commerciali in un'ottica di lungo periodo e tre sulla capacità di valutare il merito creditizio delle imprese cui contribuisce senza dubbio la presenza fisica di filiali sul territorio».
Allo stesso tempo poi «crescono nuove forme di intermediazioni finanziaria non bancaria, compreso l'ecosistema fintech sempre più sviluppata». Certo queste «possono facilitare la funzione allocativa dei mercati o aumentare i canali di finanziamento per le imprese. Tuttavia se non adeguatamente presidiate tali fondi di intermediazione possono essere un'importante fonte di rischio sistemico», ha segnalato ancora Giorgetti.(riproduzione riservata)