È tempo di alleggerire le posizioni nel settore bancario europeo? AlphaValue lo ha fatto da fine agosto. E non ha avuto tutti i torti. Infatti dalla fine della scorsa estate la performance relativa del comparto rispetto all’indice Stoxx600 si è stabilizzata, mentre ha preso avvio la stagione delle trimestrali.
Nel complesso gli utili del terzo trimestre sono attesi in aumento del 2,4%, con un contributo dei finanziari pressoché neutrale. Di contro, è atteso positivo l’apporto dell’energia, senza il quale l’aumento sarebbe dell’1,6%. Le politiche di contenimento dei costi rimangono un elemento chiave, in un contesto in cui il contributo dei ricavi è previsto negativo.
Per i prossimi trimestri, le stime sugli utili indicano una crescita del 5,4% nel quarto trimestre, seguita da un +6,7% nel primo trimestre del 2026. Dopo la flessione registrata nel 2024 (-5,8%), gli utili complessivi del 2025 sono ora attesi in aumento dell’1,3%, mentre per il 2026 il consenso prevede un’accelerazione al 12,5% (fonte FactSet).
Vale la pena ricordare che le banche europee stanno andando bene, anzi molto bene, dal punto di vista operativo. Tuttavia chi investe nelle banche europee dovrebbe prestare attenzione, secondo AlphaValue, a diversi segnali di cautela.
In primo luogo, le banche sono facili prede fiscali, con imposte proporzionali ai loro profitti notevoli realizzati negli ultimi anni (circa 170 miliardi di euro per le 39 banche che il broker copre, di cui il 50% destinato agli azionisti, un altro bersaglio politico facile).
«L’Italia ha aperto il party della tassa straordinaria temporanea. Regno Unito, Polonia, Spagna e Francia guardano con interesse all’esperienza del governo di Giorgia Meloni. I deficit di bilancio strutturali e il clientelismo politico indicano che ciò che è temporaneo tende a diventare permanente, per quanto riguarda le tasse», avverte AlphaValue.
In secondo luogo, le banche sono come tessere del domino. Ecco perché sono altamente regolamentate e ben capitalizzate sia per la loro stabilità sia per la sicurezza dei clienti titolari dei conti. Tuttavia, mentre le banche regionali statunitensi vacillano sull’orlo degli eccessi del sistema bancario ombra americano, anche altri istituti occidentali cominciano a sentire la pressione.
In terzo luogo, continua AlphaValue, i piani di consolidamento nel settore bancario possono essere interpretati come un segnale di picco nelle valutazioni e, quindi, come operazioni che comportano elevati rischi di esecuzione. Finora solo Banca Monte dei Paschi di Siena ha acquisito Mediobanca. L’offerta di Bbva su Sabadell è fallita. Quella di Unicredit su Commerzbank sta affrontando una difesa molto determinata, mentre quella di Crédit Agricole su Banco Bpm è ancora oggetto di discussione politica. Tutte queste operazioni richiedono tempo e potrebbero, col senno di poi, rivelarsi un errore.
Infine, le spese folli per l’intelligenza artificiale stanno suscitando un cero grado di allarme a livello globale, in particolare riguardo al denaro reale che sta dietro a questi piani impossibili e su chi resterà con il «cerino in mano» quando la mania di Samuel Harris Altman, co-fondatore di OpenAI, si sgonfierà per problemi di finanziamento.
Poiché le banche europee sono in ottima forma e rappresentano delle vere «galline dalle uova d’oro» per i dividendi, «è difficile staccare la spina bruscamente. I rato prezzo/valore contabile (p/book value, ndr) sono elevati, a 1,15 volte, un livello che non si vedeva dal 2008. Si potrebbe sostenere che tali ratio stiano in realtà rincorrendo dal 2021 l’improvviso aumento della redditività del capitale proprio del settore, il Roe, che per il 2025 è atteso all’11,2%. A seconda della stima del giusto costo del capitale, ad esempio al 9,6% escludendo le banche francesi, un obiettivo ragionevole per il rapporto prezzo/valore contabile potrebbe essere di 1,21 volte. Non vale la pena impegnarsi», sottolinea AlphaValue.
Il settore non sembra preoccupato per gli utili con la recessione e l’aumento delle perdite su crediti che vengono rimandati trimestre dopo trimestre. La visione di lungo periodo sugli utili suggerisce che dividendi e buyback, essenziali per gli investitori europei, continueranno senza sosta, conclude AlphaValue che nel comparto bancario europeo ha un rating add su Bbva (target price a 18,8 euro; rendimento del dividendo 2025 del 3,9%), Bnp Paribas (target price a 84,9 euro; rendimento del dividendo 2025 del 7,20%), Barclays (target price a 452 pence; rendimento del dividendo 2025 del 6,28%), Natwest (target price a 629 pence; rendimento del dividendo 2025 del 6,19%), Credit Agricole (target price a 19,7 euro; rendimento del dividendo 2025 del 7,01%) e Standard Chartered (target price a 1.603 pence; rendimento del dividendo 2025 del 5,84%).
Invece, consiglia di ridurre (reduce) le posizioni su Hsbc (target price a 1.616 pence; rendimento del dividendo 2025 del 5,25%), Unicredit (target price a 64,7 euro; rendimento del dividendo 2025 del 5,17%), Intesa Sanpaolo (target price a 6 euro; rendimento del dividendo 2025 del 6,22%) e Société Générale (target price a 57,7 euro; rendimento del dividendo 2025 del 3,23%). Infine, ha un rating sell su Santander (target price a 7,31 euro; rendimento del dividendo 2025 del 2,55%) e su Lloyds Banking Group (target price a 71,7; rendimento del dividendo 2025 del 3,86%).
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