Come ormai accade da due anni, in sede politica i primi giorni di agosto vengono ritualmente dedicati alle richieste di intervento sulle banche per quello che viene definito un «contributo volontario» ai fini della formazione della Legge di Bilancio.
Nei giorni scorsi dalla Lega è venuto l'annuncio di una propria iniziativa al riguardo, subito però contrastata da Forza Italia, riproponendosi così uno schema di divisione all'interno della maggioranza in presenza di determinati problemi. La principale motivazione dell'annuncio è data dagli utili del settore bancario nel 2024, complessivamente per 46 miliardi, che anche questa volta vengono qualificati con la contestata (anche tecnicamente) definizione di «extraprofitti».
Se quanto è già accaduto verrà replicato, allora dobbiamo attenderci pure quest'anno discussioni, interviste, proposte, critiche in ambiti politici, economici e sociali che poi approdano a una conclusione la quale avrebbe potuto essere probabilmente conseguita ab initio se l'argomento fosse stato affrontato diversamente: due anni fa si concluse con la destinazione a riserva di una determinata quota dei profitti come alternativa alla tassazione, nello scorso anno con il differimento delle deduzioni fiscali sulle Dta e sulle stock option.
Ora che siamo agli inizi di agosto ci dobbiamo chiedere se stiamo per vedere un identico film, la cui proiezione, come quella dei precedenti, rischia di continuare fino a novembre, dimenticando innanzitutto le pronunce della Corte Costituzionale sui cosiddetti extraprofitti in altri settori, basate comunque su principi estensibili anche al sistema bancario; ma disconoscendo altresì astrattezza, proporzionalità e ragionevolezza delle imposte comunque camuffate, anche con la denominazione di contributo.
Per evitare questi probabili svolgimenti sarebbe il caso di accantonare, almeno questa volta, l'idea del «contributo» e di concentrarsi su ciò che la Bce può decidere, con i suoi strumenti, per meglio far sostenere dagli istituti le imprese e le famiglie in una fase particolarmente difficile nella quale non regge affatto l'idea di un contributo delle banche per agevolare la rottamazione delle cartelle: cioè un onere a carico degli istituti per aiutare una categoria che non ha adempiuto agli obblighi tributari. Certamente piace ai «contribuenti» interessati, tuttavia sarebbe giusta ed equa una tale decisione?
Ma prescindiamo pure dal merito. È sperabile che dopo lo scambio Lega-Forza Italia la proiezione del film venga interrotta. Ma se così non sarà, allora i confronti che in passato sono stati fatti dal governo - solo dopo l'adozione delle relative misure - con le associazioni di categoria interessate, a cominciare dall'Abi, si svolgano prioritariamente, innanzitutto per una valutazione tecnico-giuridica-finanziaria, quindi per l'inquadramento del settore nel contesto generale dell'economia valutando pure i contraccolpi della misura che eventualmente si volesse rilanciare.
In questo quadro, non solo perchè prescritto dalle norme vigenti, è importante un tempestivo confronto con la Bce e con la Banca d'Italia. Insomma, quanto è accaduto con durata biennale dovrebbe indurre a cambiare registro, essendo fondamentale che questa storia non si ripeta, per una nuova volta, come farsa, mutuando la nota espressione. (riproduzione riservata)