Negli ultimi incontri dell’anno non è univoco il coro delle banche centrali. Mente ieri, 13 dicembre, la Federal Reserve ha lasciato i tassi invariati, così come oggi la Bank of England e la Swiss National Bank hanno optato per lasciare fermo il costo del denaro, la Norges Bank ha deciso di procedere in direzione opposta.
Nel Regno Unito, la banca centrale ha deciso di lasciare il tasso di riferimento invariato al 5,25%. All'interno del direttivo sei membri hanno votato a favore, mentre tre componenti si sono espressi per un aumento del costo del denaro al 5,5%. «C’è ancora un po’ di strada da fare nella battaglia contro l’inflazione», ha commentato il governatore, Andrew Bailey.
L’inflazione complessiva del Regno Unito è scesa al 4,6% annuo in ottobre, il suo punto più basso in due anni, mentre anche la crescita dei salari ha deluso le aspettative negli ultimi tempi, ma rimane scomodamente elevata per la banca centrale, che cerca di riportare l’inflazione verso il suo obiettivo del 2% in modo sostenibile.
La Banca centrale svizzera conferma il tasso di interesse di riferimento all’1,75% e la sua disponibilità ad agire, se necessario, sul mercato dei cambi. «La pressione inflazionistica è leggermente diminuita nel corso dell’ultimo trimestre, ma l’incertezza rimane elevata«, secondo la banca nazionale che, pertanto, continuerà a osservarne attentamente gli sviluppi e, se necessario, adeguerà la politica monetaria per far sì che l’inflazione a medio termine si mantenga nell’area di stabilità dei prezzi.
L’inflazione a novembre in Svizzera si è attestata all’1,4% grazie soprattutto al minor rincaro dei beni come dei servizi nel comparto del turismo. Per i prossimi mesi, tuttavia, la banca si aspetta che l’indice dei prezzi al consumo salga di nuovo leggermente a causa di un rialzo dei prezzi energetici e dei canoni di affitto nonché dell’aumento dell’imposta sul valore aggiunto.
Quanto alla crescita, nel complesso il pil in Svizzera dovrebbe aumentare quest'anno all’1% circa. Per il 2024 la banca centrale si attende al momento un tasso di crescita compreso tra lo 0,5% e l’1%. In questo contesto è probabile che la disoccupazione continui a salire gradualmente e che il livello di utilizzo delle capacità produttive diminuisca ancora in lieve misura. Analogamente alle previsioni per l’estero, anche quelle per la Svizzera sono soggette a grande incertezza. Il rischio principale è un indebolimento congiunturale più pronunciato del previsto all'estero. Sul mercato ipotecario e immobiliare la dinamica è calata sensibilmente negli ultimi trimestri. Tuttavia, su questi mercati permangono le vulnerabilità.
La Banca centrale norvegese ha aumentato il tasso di interesse principale di un quarto di punto percentuale al 4,5%, avvertendo che l’inflazione resta troppo alta. La Norges Bank ha affermato che il tasso ufficiale sarà mantenuto a quel livello per un certo periodo di tempo, alla luce della valutazione delle prospettive e dell’equilibrio dei rischi, suggerendo tuttavia che potrebbe non aver bisogno di aumentare i tassi ulteriormente.
«Il tasso ufficiale è probabilmente vicino al livello necessario per riportare l'inflazione al target entro un orizzonte temporale ragionevole», ha comunicato la banca dopo la riunione del comitato di politica monetaria. Le previsioni della banca centrale norvegese prevedono che il tasso ufficiale rimanga intorno al 4,5% fino all’autunno 2024 per poi scendere gradualmente. Il governatore della Norges Bank, Ida Wolden Bache, ha riconosciuto che l’economia norvegese si sta raffreddando, ma ha affermato che l'inflazione rimane troppo alta. I prezzi al consumo, esclusi quelli dell'energia, sono stati pari al 5,8% a novembre. «Un aumento del tasso ufficiale ora riduce il rischio che l’inflazione rimanga elevata per un lungo periodo di tempo», ha concluso. (riproduzione riservata)