Le banche globali sistemiche (G-Sib) riducono a fine anno l’attività in derivati over-the-counter per 30 mila miliardi di euro in valore nozionale con l’obiettivo di sembrare meno rischiose e ricevere minori requisiti di capitale. Questo fenomeno, noto come window-dressing, è finito sotto la lente del Comitato di Basilea che ha proposto di calcolare gli indicatori rilevanti per la normativa G-Sib non più a fine anno ma sulla base di valori medi nell’esercizio.
Le operazioni di window-dressing da parte delle banche sono «inaccettabili», secondo il Comitato di Basilea. «Un simile comportamento mina gli obiettivi degli standard del Comitato e rischia di provocare distorsioni nell’operatività dei mercati», ha aggiunto l’organismo presieduto da Pablo Hernandez de Cos che definisce la disciplina bancaria internazionale a livello tecnico.
Gli indicatori bancari che dovranno essere calcolati in termini di media annuale sono tredici: riguardano l’attività transfrontaliera (tra cui asset e passività), la dimensione (con le esposizioni totali per il conteggio della leva), le interconnessioni con il sistema finanziario (per esempio i titoli in circolazione), la sostituibilità (misurata con volume di trading, pagamenti, asset in custodia) e la complessità (asset illiquidi di livello 3, ammontare nozionale di derivati over-the-counter, attività per il trading e disponibili per la vendita).
In base a questi indici le banche globali sono misurate per la rischiosità sistemica. Gli istituti con i valori maggiori ricevono requisiti di capitale più alti da rispettare in aggiunta a quelli validi per tutti. Così il Comitato di Basilea vuole ridurre il pericolo del «too big to fail», cioè i problemi legati alle conseguenze per il sistema finanziario di un eventuale fallimento di una banca molto grande (come avvenuto per Lehman Brothers).
I buffer aggiuntivi possono arrivare fino al 3,5% degli asset ponderati per il rischio, ma nessun gruppo è in questa categoria. La banca più grande, Jp Morgan Chase, ha un requisito del 2,5%, seguita al 2% da Bank of America, Citi e Hsbc e all’1,5% da Agricultural Bank of China, Bank of China, Barclays, Bnp Paribas, China Construction Bank, Deutsche Bank, Goldman Sachs, Industrial and Commercial Bank of China, Mitsubishi Ufj e Ubs. Devono rispettare un buffer dell’1% quindici banche tra cui Groupe Bpce, Crédit Agricole, Ing, Morgan Stanley, Santander e Société Générale. Unicredit era nella lista ma è uscita nell’ultimo conteggio.
La pratica del window-dressing è stata utilizzata dalle banche per ridurre l’aggravio patrimoniale o per evitare di essere considerate G-Sib. L’indicatore più problematico è quello sui derivati. Il window-dressing delle banche incentivato dalle regole G-Sib, secondo un’analisi del Comitato di Basilea, è «direttamente responsabile delle contrazioni di fine anno dell’attività in derivati Otc nell’ordine di 30 mila miliardi di euro, che è pari al 5% del totale mondiale e spiega circa la metà della riduzione osservata a fine anno».
L’organo di Basilea ha rilevato che il window-dressing ha anche potenziali implicazioni più ampie: «Le forti contrazioni nell’attività in prossimità delle date di segnalazione di fine periodo aumentano la volatilità del mercato e riducono l’accesso al mercato per i clienti. Ciò può perturbare il funzionamento del mercato, incidere sulla trasmissione della politica monetaria e amplificare gli shock».
Le nuove regole saranno pubblicate dopo la consultazione con gli operatori che terminerà a giugno. La normativa dovrebbe entrare in vigore da inizio 2027, con una fase di transizione a partire da gennaio 2026. (riproduzione riservata)