Mentre sul mercato italiano si è riaccesa la speculazione sul consolidamento bancario, S&P segnala la brusca frenata avvenuta nel corso del 2023 a livello globale, ma anche il ruolo di primo piano avuto da Unicredit. Secondo una ricerca appena pubblicata dall’agenzia di rating statunitense, infatti, l’anno scorso le operazioni di fusione e acquisizione nel settore del credito internazionale hanno raggiunto il livello più basso da almeno cinque anni.
Secondo i dati di S&P Global Market Intelligence, il numero di deal (inclusi aggregazioni, acquisti di asset e investimenti in quote di minoranza) è sceso complessivamente del 32,6% su base annua a 291.Il calo più marcato si è verificato in Nord America, dove sono state registrate 117 transazioni, il 42,1% in meno rispetto al 2022.
Tra queste ci sono state le operazioni sugli istituti protagonisti dei più grandi fallimenti bancari mai registrati negli Stati Uniti, cioè Svb, First Republic Bank e Signature Bank. Interventi che, secondo l’agenzia di rating, hanno avuto un effetto-freno sull’attività di m&a simile a quello provocato dall’aumento dei tassi di interesse.
In Europa il volume delle operazioni è diminuito del 33,6% anno su anno per un totale di 79 deal. «La mancanza di progressi sull’Unione Bancaria e sullo sviluppo di un Mercato Unico dei Capitali europei ha diminuito l’attrattiva del consolidamento transfrontaliero», spiega il report. Dal quale però emerge un dettaglio interessante sull’Italia.
La banca europea con all’attivo alcune delle maggiori operazioni lo scorso anno è stata Unicredit. S&P cita infatti sia la fusione tra Unicredit Romania e Alpha Bank Romania sia l’acquisto del 51% di Alphalife Insurance Company. La maggiore operazione a livello continentale è però è stata l’acquisto delle attività norvegesi di private banking e clientela personale di Danske Bank da parte di Nordea per un controvalore di quasi 1,6 miliardi di dollari. Un altro deal italiano invece è stata la salita di Unipol al 19,7% della Popolare di Sondrio nell’ambito di un reverse abb da 236 milioni di euro lanciato dopo la pausa estiva.
Il volume delle transazioni è sceso anche nella regione Asia-Pacifico: -18,8%. Su questo mercato, secondo l’analisi elaborata da S&P, hanno pesato la difficoltà nella raccolta di fondi e le incertezze geopolitiche. In Asia comunque si è registrata la maggiore operazione di m&a dello scorso anno, cioè la vendita di un portafoglio di asset da parte della cinese Shengjing Bank a Liaoning Asset Management per il corrispettivo di oltre 22 miliardi di euro. (riproduzione riservata)