Le principali banche italiane scendono in campo per il salvataggio di Banca Progetto, challenger bank milanese specializzata nei finanziamenti con garanzia statale alle pmi. Fonti di mercato raccontano di un’operazione di sistema per risanare l’istituto commissariato a marzo da Bankitalia. Con il passare delle settimane è nata una cordata guidata da Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Bper e Mps, con la partecipazione anche del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (Fitd), che dovrebbe fornire delle forme di garanzia da definire.
In realtà non si conoscono ancora i dettagli dell’operazione, a partire dai soggetti coinvolti: la cordata non dovrebbe comprendere solo le prime cinque banche italiane ma anche altri istituti come Mcc. La strada da seguire è tutta da scrivere perché le opzioni vanno da un’iniezione di capitale (dovrebbe aggirarsi sui 200-250 milioni) allo spezzatino, visto che non sarà facile rilanciare il marchio dopo il danno d’immagine subito. Il ventaglio di soluzioni dovrebbe essere ancora più articolato e per adesso non c’è un’ipotesi favorita per risollevare Banca Progetto.
L’istituto milanese era finito in amministrazione giudiziaria a causa dell’inchiesta della Procura di Milano su alcuni prestiti con garanzia statale, concessi a società che secondo la magistratura erano vicine alla ‘ndrangheta. La misura è stata revocata a fine luglio dal Tribunale di Milano grazie al cambio di passo impresso dai commissari Lodovico Mazzolin e Livia Casale, che hanno messo in sicurezza la banca insieme all’amministratore giudiziario Donato Maria Pezzuto.
Novità sono attese entro fine settembre, anche se non è esclusa un’accelerazione. Alcuni degli istituti coinvolti nella cordata conoscevano già il dossier, su cui si erano affacciati a inizio agosto. L’operazione era stata sottoposta a Piazza Meda, che l’aveva esaminata in via preliminare, senza presentare un’offerta concreta.
Di Mcc si era parlato invece a giugno, quando i commissari lavoravano a uno spezzatino con Aidexa o CF+, ora freddi sul salvataggio. L’idea era consegnare i prestiti più problematici (bad bank) all’istituto controllato da Invitalia e quelli più semplici da riscuotere (good bank) agli altri interessati.
Tra di loro c’erano anche Davidson Kempner (ex proprietario di Prelios) e la cordata formata da Jc Flowers e Oaktree. Quest’ultimo è l’attuale socio di maggioranza di Banca Progetto e aveva cercato di venderla al gigante americano Centerbridge, operazione saltata dopo l’inchiesta dei pm milanesi.
I tre fondi in realtà sono ancora in partita e hanno già presentato due offerte vincolanti all’advisor Lazard. I commissari hanno scelto però di mantenere il processo aperto per ampliare il ventaglio delle proposte e coinvolgere anche operatori strategici. Cosa poi accaduta nelle successive settimane con la nascita della cordata bancaria, la cui proposta è alternativa a quella dei giganti del private equity e ha le stesse chance di successo.
Bankitalia e gli advisor punterebbero a chiudere la partita in tempi rapidi per mettere fine all’incertezza creatasi intorno alla challenger bank milanese. Finora l’approccio di tutti i pretendenti si è rivelato cauto per colpa delle incognite legate al fabbisogno patrimoniale e alla tenuta delle garanzie. Nodi che potrebbero essere sciolti presto. (riproduzione riservata)