La Banca Popolare del Frusinate finisce al centro di un’inchiesta della Procura di Frosinone, contestati, fra gli altri, i reati di truffa, illecita attività finanziaria, associazione per delinquere. La stesso istituto di credito ha emesso una nota in cui precisa di stare con gli inquirenti ed esprime «piena fiducia nel comportamento della struttura dell'azienda e dell'amministratore delegato» ma precisa che «si rimette alle indagini» della magistratura.
Il direttore generale e amministratore delegato della Banca Popolare di Frusinate, due notai, un avvocato e imprenditori sono stati arrestati o destinati a misure cautelari. Sono 11 le misure notificate martedì da Polizia e Guardia di Finanza in esecuzione dell’ordinanza emessa dal giudice per le indagini preliminari di Frosinone. Altrettante le società coinvolte e altri 22 gli indagati a vario titolo, secondo la ricostruzione dei giornali locali.
Le accuse vanno dalla truffa con i superbonus a illecita attività finanziaria, da finta compensazione di crediti di imposta all’intervento in aste immobiliari grazie all’erogazione di specifici mutui che consentivano alle aziende riconducibili agli indagati di ottenere benefici altrimenti impossibili. Sono tre le associazioni per delinquere contestate, sequestrati beni per oltre 10 milioni di euro.
Secondo la ricostruzione fornita nell’ordinanza di custodia, si delineano tre associazioni per delinquere legate fra loro in materia di riciclaggio e, due di esse, «aventi strutturale influenza nella gestione delle linee di credito della Banca popolare Frusinate». Questo, si presume, attraverso il collegamento col direttore generale Rinaldo Scaccia e con due funzionari del Corporate Banking, Luca Lazzari e Lino Lunghi, oltre che dai notai Roberto e Federico Labate che per l’accusa redigevano gli atti di interesse per gli associati.
Sono decine le persone indagate, i detenuti in carcere risultano essere gli imprenditori Angelo De Santis e Marino Bartoli. L’ordinanza ha disposto gli arresti domiciliari per Paolo Baldassarra, Gennaro Cicatiello, Federico Labate e il padre Roberto, Luca Lazzari, Lino Lunghi, Rinaldo Scaccia.
Nel frattempo, alla Banca Popolare di Frusinate sarà il vice direttore a svolgere le funzioni di Scaccia. L’istituto è formalmente estraneo alle contestazioni e le operazioni si svolgono regolarmente.
La stessa banca ha emesso una nota, nella quale spiega che, «su disposizione della Procura della Repubblica di Frosinone, nella persona del Dott. Adolfo Coletta, è stata eseguita una ‘richiesta di consegna ordine di esibizione di documentazione’ afferente l’organizzazione della banca, la sua attività di gestione e in particolare documenti relativi agli atti di concessione e utilizzo del credito da parte di società facenti capo a due distinti gruppi di imprenditori operanti nel settore immobiliare».
La banca ha messo a disposizione degli organi inquirenti le «proprie strutture per assicurare la pronta esibizione e consegna dei documenti richiesti. Il procedimento per il quale la Procura della Repubblica indaga investe l'amministratore delegato della banca nonché due funzionari della stessa di cui uno non più dipendente dell'azienda da circa un anno per dimissioni volontarie in ipotesi di conflitto di interesse nella valutazione e nella erogazione di crediti a favore di società dei due gruppi di imprenditori edili individuati dalla Procura».
L'esposizione globale dell'azienda nei confronti delle società interessate non supera il 5% dell'intero ammontare dei crediti erogati dalla banca, scrive la Popolare di Frusinate e risulta «assistita da garanzie reali ipotecarie e/o da garanzie fornite da soggetti istituzionali terzi rispetto ai beneficiari per un importo pari al 200% del credito erogato».
Per una corretta valutazione degli impatti patrimoniali sulla solvibilità della banca, l’istituto ricorda che «la stessa usufruisce di un patrimonio pari ad 111 milioni, con un Cet 1 pari al 18,19%, rapporto che rappresenta i fondi propri aziendali rispetto alle attività ponderate per il rischio».
Il consiglio di amministrazione della banca «esprime piena fiducia nel comportamento della struttura dell'azienda e del suo amministratore delegato, sulla base delle informazioni în proprio possesso e delle valutazioni condotte per la concessione dei crediti alle società interessate, ci si rimette peraltro alle indagini che saranno condotte dalla Magistratura corroborate dal diritto di difesa di coloro che sono indagati». (riproduzione riservata)