Nuovo massimo da gennaio 2001 a Piazza Affari per il titolo Banca Mediolanum. L’azione ha toccato un top a 15,12 euro con l’ufficio studi di Intesa Sanpaolo che ha alzato il target price e JP Morgan tornata a coprire il titolo con un giudizio positivo. Ora guadagna il 2,80% a 15,03 euro.
Se l’ufficio studi di Intesa Sanpaolo ha alzato il target price da 13,8 a 15,7 euro, confermando il rating buy, citando l'outlook positivo fornito dalla società, la buona partenza dell'anno in termini di raccolta e l'interessante remunerazione dei soci, JP Morgan ha avviato la copertura di Banca Mediolanum con un rating overweight e un target price a 17,4 euro.
«Banca Mediolanum offre un'ottima esposizione all’interessante mercato italiano del risparmio gestito grazie alla sua notevole resilienza dei flussi nelle diverse fasi del ciclo di mercato, alla crescita della sua quota di mercato e alle iniziative commerciali di successo», si legge nella nota di JP Morgan. In particolare, «notiamo che gli asset under management di Mediolanum sono cresciuti più rapidamente rispetto a quelli dei concorrenti negli ultimi anni, con una quota superiore alla media del settore in investimenti azionari che generalmente comportano margini più elevati».
In particolare, tra il 2019 e il 2024, gli attivi finanziari di Mediolanum (inclusi asset under management e depositi) sono cresciuti a un tasso medio annuo composto (cagr) del 10%, in linea con la forte crescita dell’intero settore del risparmio gestito. Solo gli asset under management, nello stesso periodo, sono cresciuti del 10%, superando il resto del settore (+8%). In particolare, i flussi netti di asset under management di Mediolanum sono stati più forti di quelli dei concorrenti ogni anno dal 2017 e nel 2024 sono stati i più elevati del settore sia in percentuale sugli attivi sia in valore assoluto. I flussi di Mediolanum hanno mostrato una notevole resilienza anche negli anni più difficili per il settore, come nel 2023, quando la società ha registrato 4 miliardi di flussi netti in asset under management rispetto ai 2,8 miliardi dell’intero settore.
«Riteniamo che la resilienza dei flussi derivi da una combinazione di prodotti di successo e iniziative commerciali (comprese le promozioni sui depositi a tempo) oltre che dai solidi rapporti tra i family banker e i clienti. Ad esempio, Mediolanum offre strategie che aumentano gradualmente l’allocazione dei clienti in azioni durante le fasi di ribasso del mercato, consentendo di buy the dip (comprare sui ribassi). Oltre a migliorare i rendimenti a lungo termine dei clienti, queste iniziative riducono la ciclicità dei flussi di asset under management e contribuiscono a stabilizzare i margini. Inoltre, Mediolanum ha una maggior esposizione azionaria rispetto alla media del settore: 60% contro 40%», osserva JP Morgan.
Sebbene JP Morgan veda alcuni rischi nel lungo termine legati all'uso ancora predominante delle retrocessioni per la rete di consulenti finanziari in Italia, ritiene che la società guidata da Massimo Doris sarà in grado di adattare gradualmente il proprio modello di business nel tempo. Inoltre, la banca di investimento Usa fa un confronto tra Mediolanum e Fineco (coperta con overweight), evidenziando che la valutazione della prima appare molto interessante e non riflette il potenziale di crescita futura dell'azienda né la sua solida posizione patrimoniale.
Banca Mediolanum scambia a 11 volte l’utile per azione stimato per il 2026, rispetto a 15 della media dei gestori patrimoniali europei, con uno sconto del 40% rispetto a Fineco, uno dei suoi principali concorrenti. Pur ritenendo che Fineco debba continuare a scambiare con un premio rispetto a Mediolanum, grazie a una maggior diversificazione dei ricavi e a un minor rischio normativo, «ci aspettiamo un miglioramento della valutazione di Mediolanum, sostenuta dalle solide prospettive di crescita (cagr dell'eps del 9% tra il 2025 e il 2028 secondo JP Morgan), dalla crescente quota di mercato e dalla solida posizione patrimoniale. Mediolanum offre, inoltre, rendimento da dividendi interessante del 6% (0,79 euro per azione e 0,86 euro per azione a valere sui bilanci 2025 e 2026, ndr) e una buona esposizione a un’eventuale ripresa dei mercati azionari: «ci aspettiamo un aumento del 6% dell'utile netto per ogni incremento del 5% degli asset under management, assumendo un margine operativo del 100%», prevede JP Morgan. (riproduzione riservata)