Dopo aver conquistato il 100% di illimity, Banca Ifis si concentra sull’integrazione della challenger bank fondata da Corrado Passera. In parallelo aprirà un altro cantiere, quello del wealth management, sotto il cappello del nuovo brand Fürstenberg. Il tutto per ampliare il business oltre gli npl, settore che genera quasi la metà del margine d’intermediazione del gruppo (156,5 milioni su 351 milioni), ma con numeri in continuo calo in Italia.
La challenger bank presieduta da Ernesto Fürstenberg Fassio (la sua famiglia, uno dei rami della dinastia Agnelli, controlla il 44% con la finanziaria La Scogliera) ha presentato venerdì 26 il suo studio annuale sui crediti deteriorati. Nel secondo trimestre, scrive l’Ufficio Studi di Ifis, lo stock di npe lordo delle banche significative europee è sceso a 373 miliardi, in leggero calo (3 miliardi) rispetto ai primi tre mesi del 2025. Il dato riflette il diverso stato di salute dei principali Paesi Ue.
In Italia e Spagna il processo di derisking è in atto da tempo ma non è bastato per bilanciare la crescita degli npl in Francia (+12 miliardi) e soprattutto Germania (+14 miliardi), che continua a pagare le difficoltà dell’immobiliare. Dentro i confini nazionali, invece, il tasso di deterioramento dovrebbe rimanere basso, con uno stock totale stimato in 275 miliardi nel 2025, valore ben distante dai picchi (-86 miliardi) del 2015 post crisi del debito sovrano. In Italia l’industria degli npl è ormai matura e sta affrontando la sfida del consolidamento, con 59 operazioni dal 2018.
Anche Banca Ifis ha partecipato al risiko con l’opas su illimity. «Puntiamo a essere il primo istituto nella seconda linea del credito», spiega il presidente Fürstenberg Fassio. «Questa operazione ha un forte razionale strategico perché abbiamo comprato il nostro principale competitor. Ora puntiamo a chiudere la fusione per incorporazione entro l’autunno del 2026».
Prima bisognerà aspettare la fine della due diligence sulla ex challenger bank di Passera, dalla quale potrebbero emergere maggiori sinergie (stimate finora in 75 milioni) grazie ai vantaggi sul costo del funding. I risultati dell’analisi affidata a Pwc potrebbero convincere Banca Ifis a cedere alcuni asset non core di illimity, mentre resteranno in pancia quelli capaci di generare valore in prospettiva.
La challenger bank veneziana punta a valorizzare anche la divisione retail della sua ultima preda, un business che le mancava (se non per i conti deposito) e che sarà centrale proprio per abbassare il costo del funding. Prima, però, «dobbiamo invertire velocemente il rapporto tra costi e fatturato di illimity: servono economie di scala per mettere i ricavi davanti», racconta il presidente. Finita l’integrazione arriverà il rebranding. «L’idea è chiamare la banca retail Ifis-illimity e quella commerciale Ifis-Impresa o Business».
L’altro cantiere, appena aperto, è nel wealth management. Fürstenberg Fassio vuole creare un polo in cui trasferire Euclidea, la sim con circa 400 milioni di masse comprata per 20 milioni. «Stiamo capendo come posizionarci perché non vogliamo competere con chi è già attivo in questo business», rivela il presidente. «L’obiettivo, piuttosto, è completare l’offerta proponendoci ai nostri clienti imprenditori come un istituto capace di gestire e investire i loro risparmi».
È questo l’ultimo tassello della trasformazione di Banca Ifis, processo che richiederà tempo e farà slittare il nuovo piano industriale al 2026. Il percorso potrebbe accelerare con altre acquisizioni, mentre gli investimenti tecnologici saranno decisivi per la crescita organica. Anche l’attenzione per i soci dovrebbe restare alta, come inducono a pensare i 295 milioni di dividendi versati nell’ultimo triennio, cifra più alta del 47% rispetto a quanto indicato nel piano industriale. (riproduzione riservata)