Fabio Panetta inizia a dare segnali di innovazione. Il governatore della Banca d'Italia, come è stato scritto ieri su queste pagine, ha adottato una specifica misura organizzativa per le sue relazioni con l'interno e l'esterno dell'istituto. La formula sintetica che viene impiegata per le nuove competenze del funzionario generale Gian Luca Trequattrini è quella di segretario del direttorio ma non corrisponde del tutto alla complessità e numerosità delle funzioni attribuite, che vanno dalle politiche di organizzazione alla sicurezza, dalla delicatissima materia degli affari istituzionali alla segreteria particolare, alla comunicazione; dal coordinamento dei progetti che il direttorio gli affiderà, alle politiche di gestione della banca, mentre conserva, il funzionario generale, le attribuzioni nell'etica, nella prevenzione della corruzione, nella privacy.
Tutte queste attività sono rette dalla formula «coadiuverà il direttore generale e il governatore», ma alcune sembrano attribuzioni iure proprio (anche se, in definitiva, su tutto ha poi una conclusiva competenza il direttorio, ferme restando le attribuzioni specifiche del governatore). Molto difficile dire se questo potrà essere un modello per organi collegiali in altre realtà. Trequattrini era ritenuto far parte di quel novero assai ristretto di dirigenti che erano considerati validi candidati per entrare nel direttorio con il grado di vicedirettore generale per succedere a Piero Cipollone, nominato membro del comitato esecutivo della Bce. Poi, a sorpresa, fu invece nominata, su proposta di Panetta, una esterna, Chiara Scotti, vicepresidente e direttrice della ricerca della Federal Reserve di Dallas.
In questo modo Trequattrini viene anche posto nella prima linea per quando si libererà una posizione nell'organo collegiale? Saremmo allo in pectore molto anticipato? È da escludere. L'insieme delle attribuzioni citate non obbedisce, comunque, a un unico coerente filone, ma aggrega svariati compiti con il prevalente fine di coadiuvare, come si è detto, il vertice dell'Istituto. È ovvio, però, che le funzioni coinvolte - organizzazione, gestione, relazioni per le attività istituzionali, eccetera - hanno bisogno di strutture organizzative ad hoc (esistenti) con impiegati, funzionari e dirigenti, il prodotto della cui attività è poi sottoposto al governatore e al direttorio: è in questa fase che si dovrebbe estrinsecare la funzione di Trequattrini, propedeutica alle decisioni finali, non essendo immaginabile che i compiti in questione fuoriescano dalla linea organizzativa della banca. Ciò vale soprattutto per la comunicazione, dove, in particolare negli ultimi tempi, si manifesta la necessità di un deciso rafforzamento per esigenze che la banca dovrebbe avvertire, ma anche per contribuire al superamento del grave deficit che in questo campo si rileva nell'esternazione della politica monetaria da parte della Bce.
È un settore nel quale devono essere chiari poteri e responsabilità, a maggior ragione se anche la suddetta nuova vicedirettrice generale è stata scelta pure per la sua competenza nella comunicazione istituzionale. Certo, quella di oggi non è più la Banca d'Italia di un tempo, che però aveva compiti ben più numerosi di quelli attuali e il cui vertice agiva con una ristretta organizzazione di supporto. I più anziani ricordano il governatore Guido Carli, coadiuvato dal conte Cantuti di Castelvetro, capo della segreteria particolare con un numero limitato di addetti. Oggi i compiti sono di natura diversa. Ma resta fondamentale basarsi sulle strutture di linea e, come Carli diceva sullo sviluppo ordinato delle carriere, che il governatore considerava, con la possibilità dell'avvicendamento del personale favorito, ai tempi, dai trattamenti pensionistici, un pilastro della banca e del suo grande prestigio. Era importante che gli addetti alla carriera direttiva ritenessero di avere nello zaino il bastone da maresciallo, sosteneva Carli.
Una delle più indimenticabili lezioni apprese da chi scrive, per essersi occupato di organizzazione per circa dieci anni nell'amministrazione centrale dell'Istituto, è saper disegnare le strutture organizzative senza considerare gli uomini che ne faranno parte e le dirigeranno: ciò verrà dopo, una volta progettate le strutture. I compiti di staff, d'altro canto, non possono essere privi di collegamento con le strutture e debbono essere riconducibili a una coerente visione organizzativa olistica. Naturalmente ogni innovazione, anche quella ora esaminata, richiede una verifica del suo funzionamento, dopo un adeguato periodo di prima applicazione. (riproduzione riservata)