Dopo il record assoluto di debito pubblico toccato ad ottobre (a 2.867 miliardi), l’indebitamento dell’Italia registra un calo nel mese di novembre di 12,6 miliardi a 2.855 miliardi. Secondo la pubblicazione di Bankitalia, Finanza pubblica: fabbisogno e debito, la diminuzione riflette quella delle disponibilità liquide del Tesoro (12,9 miliardi, a 39,6) e un piccolo avanzo di cassa delle amministrazioni pubbliche (0,8 miliardi). In senso opposto i dati riflettono l’effetto complessivo degli scarti e dei premi all’emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione dei tassi di cambio (complessivamente 1,1 miliardi).
Intanto aumentano le entrate tributarie. Lo scorso novembre quelle contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari a 51,8 miliardi, in aumento del 12,3% (5,7 miliardi) rispetto al corrispondente mese del 2022. Negli undici mesi dell’anno scorso le entrate tributarie sono state pari a 480,1 miliardi, in aumento del 7,5% (33,6 miliardi) rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
Parallelamente, un’altra indagine condotta da Via Nazionale tra il 22 novembre e il 14 dicembre del 2023, tra le imprese italiane dell’industria e dei servizi con almeno 50 addetti, rivela che le prospettive delle imprese sull’occupazione «rimangono favorevoli». «Il divario tra la quota di aziende che prevedono di espandere il numero di addetti e la quota di quelle che si aspettano di ridurlo», sottolinea l’Istituto, «è leggermente aumentato rispetto alla scorsa rilevazione (a 11 punti percentuali da 8). Le attese restano più favorevoli nel settore delle costruzioni, con un saldo di 23 punti percentuali, stabile rispetto al terzo trimestre».
Inoltre, Banca D’Italia sottolinea che si è attenuato il peggioramento dell’accesso al credito, mentre le condizioni per investire sono meno sfavorevoli. «Nello scorcio dell’anno si è attenuato il peggioramento dei giudizi sull’accesso al credito per tutti i settori e nove imprese su dieci dichiarano almeno sufficienti le proprie condizioni di liquidità». La differenza tra la quota di imprese che hanno riportato un miglioramento delle condizioni di accesso al credito nel quarto trimestre del 2023 e quella di chi ha riportato un peggioramento è lievemente diminuita (a -13 da -18 punti percentuali). Le valutazioni sono migliorate per tutti i settori, ma rimangono più negative per le imprese delle costruzioni. Resta superiore al 90% la quota di imprese che considerano le proprie condizioni di liquidità almeno sufficienti.
Secondo l’indagine condotta, infine, le valutazioni sulla situazione economica generale del Paese, così come le attese sulle proprie condizioni operative nei successivi tre mesi, restano nel complesso sfavorevoli, sebbene in miglioramento rispetto alla rilevazione precedente. Al lieve recupero dei giudizi hanno contribuito una moderata ripresa della domanda interna e condizioni per investire meno negative soprattutto nei servizi, che si accompagnano alla tenuta della spesa attesa per investimenti. Per il primo trimestre del 2024 le imprese prevedono un proseguimento dell’espansione dell’occupazione.
Infine, la dinamica dei prezzi praticati dalle aziende ha continuato a indebolirsi e si attenuerebbe ulteriormente nei prossimi 12 mesi. Circa due terzi delle aziende prevedono un aumento delle retribuzioni orarie dei propri dipendenti nei prossimi 12 mesi e quasi un terzo dichiara di aver già tenuto conto nel corso del 2023 di eventuali aumenti salariali futuri nei propri listini. Le attese sull’inflazione al consumo si sono nettamente ridotte su tutti gli orizzonti temporali, collocandosi poco sotto il 2,5% sugli orizzonti a breve termine e appena sopra il 2% su quelli a lungo.
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